Bambini con "l’argento vivo dentro"

ADHD - Sindrome da iperattività

Un tempo, neanche troppo lontano, i bambini iperattivi erano definiti bambini con "l’argento vivo dentro".
Effettivamente questa "tipologia" di bambini è stata sempre presente nelle aule scolastiche, normalmente erano quelli che finivano spesso dietro la lavagna in punizione, si guadagnavano una buona dose di bacchettate sulle mani, oppure corredati da un gran paio di orecchie d’asino erano costretti a fare il giro delle aule della scuola frequentata…
Non ci si ponevano certo domande o perplessità sul loro comportamento che a lungo andare portava a sfinimento gli insegnanti e suscitava i commenti più aspri dei compagni.
L’Iperattività o ancora meglio l’ ADHD era assolutamente sconosciuta e i bambini venivano stigmatizzati. Per questo motivo molti di loro preferivano abbandonare gli studi, appena possibile, per potersi dedicare ad occupazioni che gli permettessero una maggiore "mobilità", concedendogli di poter esprimere quel continuo bisogno di movimento, in situazioni confacenti.
Ma non è tutto, molti di questi bambini sono stati "marchiati a fuoco" dalla mancanza di conoscenza, di empatia e di comprensione della loro condizione e, sono stati anche allontanati ed emarginati come "persone strambe", "sopra le righe"…
Soltanto molto tempo dopo si è arrivati a scoprire che si tratta di una vero e proprio disturbo di alcuni meccanismi nel sistema nervoso centrale, che colpisce prevalentemente i bambini, ma che può colpire anche gli adulti. (1)

Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità).
Oggigiorno è possibile, attraverso, l’osservazione diretta ed alcuni test appropriati, riconoscere e distinguere il comportamento di un bambino iperattivo, da quello di un qualsiasi altro bambino dal comportamento vivace, dato che il bambino iperattivo è un bambino irrequieto, aggressivo, incline al pianto, impulsivo, facilmente frustrato, ha difficoltà di concentrazione ed è maldestro. (1) Talvolta, però, la coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell'apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi d'ansia e, con minore frequenza, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare.(3)
La permanenza in classe di questi bambini, regolata in momenti dedicati allo studio (la maggior parte dell’orario scolastico) e momenti ludici (ricreazione del mattino e del dopo- mensa) può non essere facile, sia per loro, che per i loro compagni.

Di seguito vengono elencati un serie di comportamenti e di conseguenze dell’iperattività :
- ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco (Carlson et al, 1987);
- pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
- presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore (Pelham e Bender, 1982);
- non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
- laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
- laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.

Anche il rendimento scolastico risente fortemente della condizione di ADHD poichè il bambino o la bambina iperattiva ha un arco dell’attenzione piuttosto corto, dorme male e spesso va male a scuola, nonostante un QI medio o al di sopra della media.
Sicuramente la gestione scolastica di bambini affetti da Adhd è piuttosto complicata e se non coadiuvata e gestita all’interno e all’esterno della classe, può produrre una vera e propria reazione negativa a catena.
La mancanta soluzione del problema può innescare nell’insegnante un profondo senso di frustrazione che può ricadere suo malgrado sull’alunno, considerato come un problema irrisolto col quale doversi confrontare quotidianamente, un problema con cui dover necessarianete convivere molte ore al giorno, per moltissimi mesi. Questa situazione aggraverebbe senza dubbio lo stato emotivo dell’alunno che, oltre al disagio personale, finirebbe per essere "vittima" inconsapevole della frustrazione dell’insegnante .
Nel gruppo classe, questa situazione potrebbe portare i bambini a guardare con stizza il loro compagno e compromettere i rapporti nel gruppo dei pari.

Le conseguenze si avvertirebbero anche all’ esterno e cioè presso le famiglie degli altri alunni, che sentendosi dire ogni giorno quanto sia stato monello "Pierino", quanto sia stato difficile dover accettare, oltre al suo comportamento incomprensibile, anche i calci e i pugni, punterebbero immediatamente il dito contro quel bambino, e si creerebbe così il "mostro" della classe…

La domanda da porsi a questo punto è: il numero di questi "casi" presenti nelle classi di ogni ordine e grado è stato sempre così elevato come lo è attualmente ? (1)
Da alcuni studi condotti, risulta che l’Adhd fosse presente già nella preistoria, ma la conclusione più condivisa è quella che con ogni probabilità tale condizione fosse un vantaggio per quei tempi in cui tanta strada, non soltanto in senso figurato, doveva ancora esser fatta, e lo sforzo fisico quotidiano compiuto era davvero notevole. Da alcuni studi condotti in tal senso, sembra proprio che una popolazione nomade gli Aarial con la variante del gene, siano risultati meglio nutriti dei loro "cugini" stanziali, con la stessa variante genetica.(2)
Oggi questa stessa "incapacità di autocontrollo" diventa più problematica, soprattutto se vissuta e fatta vivere dentro le quattro mura di una classe.
Ci si è resi conto che il numero dei bambini affetti da iperattività è in continua evoluzione, così come quello che riguarda i bambini con DSA (Disturbi Specifci dell’Apprendimento), tanto che lo stesso Ministero dell’Istruzione ha deciso di affrontare il problema, attraverso l’obbligo per le Scuole di somministrare un corso, a carattere formativo, per gli Insegnanti, da parte di esperti di varie associazioni di settore.
Nella volontà del Ministero si è voluto , attraverso la diffusione a tappeto dei corsi, mettere i Docenti in condizione di rendere l’esperienza scolastica di queste persone, meno traumatica.

Una specifica causa dell'ADHD non è ancora nota.
Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l'ADHD. Tra questi ci sono fattori genetici e le condizioni sociali e fisiche del soggetto.
L'ADHD si presenta tipicamente nei bambini (si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini) con un percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta. Si stima che il 4,7% di statunitensi adulti conviva con l'ADHD.
Uno studio del 2009 conclude che ci sono forti prove circa l'efficacia di terapie centrate sul comportamento nell'ADHD.

Le terapie psicologiche usate per curare l'ADHD includono interventi psico-educativi, terapie comportamentali, terapie cognitive, psicoterapia interpersonale, terapia familiare e altre
Gli interventi di training sul tema svolti con i genitori hanno mostrato di avere benefici nel breve periodo. Anche la terapia familiare ha mostrato di potere essere utilmente usata nella cura del'ADHD, sebbene tale approccio possa essere difficile in realtà familiari con genitori divorziati
In effetti, le linee-guida tendono a riconoscere l'utilità di integrare interventi educativi, psicologici, di supporto famigliare e - solo laddove realmente necessario - anche farmacologico.
Paolo Crepet, uno dei più noti psichiatri e sociologi contemporanei, in questo senso ha affermato: "…il ricorso agli psicofarmaci deve «rappresentare l'extrema ratio e comunque una strada assolutamente da evitare in età giovanile. Molto meglio può fare l'attenzione della famiglia…". (4)
Proprio dal nucleo centrale della famiglia dovrebbe partire una ricerca chiara e scevra da qualsiasi demagogismo, che prenda in considerazione la differente collocazione della stessa, all’interno della società contemporanea rispetto al passato, dell’importanza e del ruolo della famiglia in una società che, non solamente sul progresso scientifico e culturale ha spinto l’acceleratore, ma anche sui tempi e sugli spazi che vengono riservati al privato, ai momenti da condividere con la propria famiglia, con i propri figli, contraendone sempre di più la durata e diradandone le occasioni.

I bambini del 2000 sono sempre più compressi e incanalati in pseudo-percorsi formativi, complementari alla scuola, talvolta anche un pò in antagonismo (sempre più elevata la richiesta di genitori che pur avendo iscritto il proprio figlio ad un corso di 40 ore settimanali finisce col farlo uscire dalla scuola circa 45 minuti prima, almeno 2 giorni su 5, perchè possa seguire un corso di nuoto o un corso di altro sport).
I bambini del 2000 devono possedere competenze elevate, talvolta più elevate di quelle degli stessi genitori; devono:
- conoscere alla perfezione l’Inglese,
- saper usare il computer,
- saper suonare uno strumento,
- saper ballare
- saper pattinare
- saper cantare
e chi più ne ha più ne metta…

Perchè? Per dare forma a sogni genitoriali irrealizzati? Per realizzare quanto ci viene propinato dagli status symbol moderni? Per diventare i futuri scienziati del 3000?
Oppure soltanto per riempire quei grandi spazi vuoti che la famiglia moderna finisce col crearsi intorno, suo malgrado?
Sicuramente ad un lungo tempo, di qualità scarsa, condiviso con i bambini è preferibile un tempo più breve, però assai più ricco e denso di esperienze, discorsi, giochi, sorrisi, ascolto…
Questi spazi dovrebbero esserci, non dovrebbe e non deve diventare la tv, la play station o la wii, la tata, la baby sitter dei nostri bambini.
A scuola si cerca di far parlare i bambini che hanno sempre voglia e bisogno di essere ascoltati, per imparare ad ascoltare, gli altri, il mondo che li circonda, l’universo sensibile che ci circonda, da ascoltare con la pelle con le mani con il naso…
Se non si viene ascoltati, non si ascolta e così molto spesso i bambini, anche quelli che chiameremo per convenzione "normodotati" non sanno riconoscere la voce dell’adulto, a Scuola è arduo riuscire a farsi ascoltare dagli alunni, abituarli a tacere per il piacere e la curiosità di ascoltare il messaggio che ci viene da un altro…
E’ come se vivessero sempre costretti a doversi districare in una bolgia di impegni da dover affrontare senza avere mai il il tempo di riflettere, di soffermarsi, di gustare ciò che si sta facendo, o quello che si sta per raggiungere.
Vince sempre la corsa, l’esecuzione frettolosa, si corre, sempre, troppo, tanto, per arrivare dove?
Dove è finito il sano e necessario ozio, quella condizione che ti permette di riflettere, di stare anche un pò ad scoltare te stesso e le tue necessità interiori?
Non potrebbero essere forse un pò meno bruciati dall’ansia questi bambini, iperattivi e non?

In Italia gli adolescenti e i bambini in cura, all'aprile 2010, sono circa 1600 (3).



(1) "Almanacco della Nutrizione" di Gayla J. Kirschmann e John D. Kirshmann
(2) MolecularLab.it Risorse e Networking per Life Science
(3) Wikipedia Enciclopedia
(4) Intervista di Paolo Crepet

di Roberta Profili [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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    La prima risposta è sì, certamente, lo vediamo bene da quante ore passano attaccati al loro game boy, davanti alle varie consolle, in compagnia del loro pc...
    E se questa fosse una risposta falsa, o meglio non del tutto vera? Se fosse solo un modo per metterci a posto con la coscienza?
    Se fosse soltanto...»

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