Philosophy for Children

Il progetto Philosophy for Children, indicato con l'acronimo P4C, è stato elaborato negli Stati Uniti, agli inizi degli anni Settanta, dal prof. Matthew Lipman, filosofo di formazione deweyana e fondatore, con Ann Margaret Sharp, dell'IAPC, Institute for the Advencement of Philosophy for Children, presso la Montclair University del New Jersey.
Si tratta di un progetto complesso e articolato, fondato sulla convinzione delle potenzialità formative della filosofia, derivanti dal carattere metacognitivo di tale disciplina.
La filosofia è una disciplina che riflette sui propri contenuti, oltre che sui propri metodi e sulle proprie procedure e proprio questi caratteri rendono possibile il suo insegnamento in tutto il ciclo formativo, a partire dalla scuola primaria. I modelli teorici ai quali attinge Lipman sono rappresentati da Bruner e Piaget, sebbene innegabile, nell'elaborazione del progetto della P4C, risulti l'apporto del pensiero di John Dewey, il più autorevole pedagogista del Novecento.
Il programma di Lipman non mira all’insegnamento della filosofia, intesa come storia del pensiero razionale, ma vuole attuare un apprendere a filosofare, ovvero un educare al pensare. Alla filosofia viene affidato il compito di introdurre, nella quotidianità della vita umana, il messaggio socratico di conoscenza di se stessi e di interrogazione sul mondo. Philosophy for Children è un programma che nasce per educare al pensare gli alunni dei diversi gradi scolastici, puntando alla trasformazione della classe in "comunità di ricerca". L’attuazione del progetto prevede l’utilizzo di racconti e manuali differenziati, ognuno dei quali è specifico per il tipo di riflessioni che propone e per una determinata fascia d'età. La finalità è l'educazione alla convivenza democratica, allo sviluppo di un pensare riflessivo e critico, all'acquisizione di capacità argomentative, oggi più che ma indispensabili, vista la complessità del mondo nel quale viviamo.
I racconti del curricolo sono destinati a bambini e adolescenti. I protagonisti delle storie non sono eroi di un mondo fantastico ma, al contrario, bambini e adulti che si confrontano e riflettono sulle proprie esperienze, alle quali cercano di dare un senso attingendo ad una dimensione critica e consapevole del pensare. I giovani protagonisti dei racconti, nella vita di tutti i giorni, si confrontano con problemi di carattere sociale e morale e i giovani lettori dei racconti compiono lo stesso percorso, riflettendo sul proprio vissuto e sulle proprie esperienze di vita. Essi vengono stimolati a pensare, a decifrare i comportamenti propri e altrui, interrogandosi sul significato delle istituzioni, sui comportamenti e sui valori sociali.
La verità, la giustizia, il significato e il valore della vita costituiscono, difatti, alcune delle tematiche sulle quali riflettere. Tutti i racconti sono accompagnati da un manuale per l'insegnante, che contiene spunti metodologici per l'approfondimento del lavoro educativo con esercizi e proposte didattiche. Nella classe, intesa come comunità di ricerca, l'insegnante diventa "solo" un facilitatore del processo di conoscenza.
La Philosophy for Children è stata sperimentata inizialmente in alcune scuole elementari e medie negli Stati Uniti; poi il progetto ha investito diversi livelli formativi e ha previsto la partecipazione nono solo di bambini e adolescenti, ma anche di adulti. Oggi la sperimentazione del curricolo è diffusa a livello internazionale e i manuali sono tradotti in circa settanta lingue. Tutti i racconti di Lipman sono stati tradotti in lingua italiana e pubblicati nella collana Impariamo a pensare, edita da Liguori e diretta da autorevoli studiosi e docenti universitari. In tutto il mondo sono sorte scuole di formazione preposte alla diffusione del programma e alla formazione dei futuri formatori.
In Italia la P4C è attualmente presente in più di trecento istituzioni scolastiche; certamente la diffusione di questo straordinario programma formativo dovrebbe essere incoraggiata, facendo sì che la filosofia possa uscire dai limiti di una formazione solo liceale, per essere introdotta, come metodologia critica, in tutti i tipi di istruzione superiore. Senza dubbio una sperimentazione nazionale del curricolo di Lipman potrebbe porsi anche come alternativa efficace a una cultura standardizzata dei test, oggi sempre più di frequente utilizzati per valutare il livello di conoscenze acquisite degli allievi. Il progetto P4C ci obbligherebbe a ripensare in maniera radicalmente nuova la cultura della valutazione degli apprendimenti, per far sì che nelle comunità scolastiche si allenino gli allievi non più a fornire risposte corrette ma a porsi domande su se stessi e sul mondo.
Su questa linea si collocano anche le riflessioni di un'altra autorevole studiosa statunitense, Martha Nussbaum, docente di Law and Ethics nell'Università di Chicago; contro la diffusione di una cultura che esalta solo le abilità tecniche, la Nussbaum nei sui libri (cfr. in particolare Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica), afferma la necessità di una rivalutazione dell'insegnamento delle discipline umanistiche, capaci di formare intelligenze flessibili e aperte, che siano all'altezza di indagare la complessità del presente.

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