Jane Eyre: peculiarità dell’eroina di Charlotte Brönte

La protagonista racconta la propria storia iniziando dall’età dei dieci anni; siamo in Inghilterra, presumibilmente nella prima metà dell’800. Da piccolissima è stata adottata dagli zii Reed, dopo la morte dei genitori.
La piccola Jane è appassionata da letture di vario genere che la distolgono dalla realtà a dir poco sfavorevole: la vedova dello zio la tratta da parente povera, rispetto ai propri figli viziati Eliza, Georgiana e John. Nonostante l’età vi è comunque in Jane uno spirito di ribellione verso le ingiustizie (cosa inverosimile per una ragazza di quei tempi). Proprio la reazione all’ennesima vessazione di John, la vedrà come al solito punita ingiustamente, rinchiusa in una stanza abbandonata della casa e lasciata alle sue paure: ma sarà anche l’inizio di una svolta nella vita di Jane.
A dieci anni lei stessa non riesce a mettere a fuoco la propria reattività: le continue manipolazioni altrui atte a creare sensi di colpa e la morale fortemente religiosa che sfocia in una forma di ipocrisia ancora riescono a confonderla (“sarò io ad essere indegna di essere amata?”, sembra chiedersi).
La zia Reed infatti, esasperata dalla natura reattiva della ragazza, la propone per un collegio patrocinato dal reverendo Blocklehurst, uomo di principi rigidi e severi; Blocklehurst, a seguito di un colloquio con l’ostinata Jane, converrà con la Reed sulla “pessima natura” da correggere.
Jane, sempre amante della verità, rimane più colpita nell’orgoglio che spaventata ed avrà il coraggio di dichiarare alla zia tutto il suo pensiero. Con il suo desiderio di riscatto ed indipendenza, è artefice della sua partenza a Lowood, tanto quanto la zia che non vede l’ora di liberarsi di lei. La zia arrogante e prevaricatrice sarà sorpresa e sopraffatta dalla forza di questa bambina piccola ma risoluta.

Questa è una caratteristica peculiare della protagonista: riuscire a dominare seppur a fin di bene personaggi più forti, più grandi per esperienza, fisico ed età.

Jane Eyre di lì a pochi mesi si troverà a lasciare la casa comoda ma inospitale per Lowood, dove passerà i successivi otto anni, prima come allieva poi come insegnante. In questo istituto per bambine orfane e disagiate soffrirà fame, freddo, vedrà decimate le sue compagne da una epidemia di tifo; ma i progressi nello studio e due amicizie renderanno meno penosa la situazione rispetto alla solitudine affettiva di Gateshead. Si affezionerà infatti ad una compagna, Helen Burns, particolarmente vessata: Helen le insegnerà che anche dietro una apparente rassegnazione può celarsi la forza di un animo superiore - ed alla direttrice signorina Temple, donna estremamente dolce.
Decide poi di diventare istitutrice privata: viene assunta dalla signora Fairfax, parente e governante del proprietario di Thornfield Hall, Edward Rochester.

Il cambiamento del percorso di vita è ricorrente nel romanzo: non sono le avversità a governarlo è Jane che sceglie (altra cosa impensabile per i tempi). Avviene quando sembra che la disperazione le faccia toccare il fondo fino a desiderare di morire, quando viene a mancare il legame di appartenenza sentimentale con i luoghi dove vive: preferisce le asperità di Lowood che rappresenta studio e indipendenza futura rispetto alle comodità di facciata di Gateshead, lascerà Thornfield per non adattarsi ad essere una compagna ibrida per Rochester. Sfida le convenzioni dell’epoca: quando si ribella alla zia di Gateshead le stesse domestiche le chiedono se preferisce essere povera che vivere in quella bella casa. Continua a pregare ed a comportarsi correttamente e generosamente (divide con i Rivers la sua eredità per giustizia) ma per sua scelta, non perché gli viene imposto dalla morale bigotta.

A Thornfield si occuperà di Adèle, piccola protetta del signor Rochester e ben presto si affezionerà sia alla governante che alla bambina.
L’unica nota stonata nella dimora è la presenza di Grace Poole, una donna strana che abita in un’ala appartata ed alla quale vengono attribuite strani comportamenti.
Il padrone di casa, si rivela essere personaggio brusco ed enigmatico, ma diretto: ne diverrà consigliera e confidente.
Sarà lei stessa a salvarlo da un incendio una notte agitata da presentimenti e svegliata da strane urla. Sarà lei ad aiutarlo nella notte quando Mason – amico ed ospite della casa – viene misteriosamente aggredito dalla Poole. La devozione la porterà a non chiedere spiegazioni.

I sogni premonitori ed i presentimenti sono altro elemento della trama del romanzo fino ad arrivare alle proprie rispettive voci che Jane e Rochester sentono come richiamo nella notte.

Nel frattempo Jane viene chiamata al capezzale della zia Reed che la tratterà ancora con freddezza. In punto di morte, confesserà che le ha taciuto l’esistenza di uno zio John Eyre, che vive a Madera e che l’ha nominata sua erede.
L’atteggiamento disinteressato di Jane alla notizia dell’eredità,ma la risolutezza con la quale dice alla zia di essere libera di amarla o odiarla a suo piacimento quasi richiamano all’insegnamento di superiorità verso chi le fa del male, pur in una chiave non passiva; lo stesso vale per la temporanea convivenza con le cugine che segue alla morte della zia. Jane non si sente più una estranea in quella casa, bensì assiste con un certo distacco ad una sorta di nemesi che la vita ha riservato ai cugini: John è infatti morto prima della madre distrutto da una vita dissoluta, Eliza si è irrigidita e segue una vita maniacale, dove tutto e programmato forse per non fermarsi a riflettere, la bella Georgiana è sempre più superficiale e vive solo per le stagioni mondane.
Jane torna a quella che ormai è la sua casa, Thornfield. Le caratteristiche ruvide e l’aspetto virile ma non canonicamente bello di Rochester, pari alla propria immagine delicata ma più volte definita “non bella” col passare del tempo la hanno portata ad un amore profondo verso di lui; mostrano entrambi un carattere indomito – più volte dichiarano di essere simili, non piegandosi ai formalismi ed alle ipocrisie.
Amore che la farà soffrire di gelosia quando Rochester ospiterà tra altri nobili amici, Blanche Ingram, a detta di tutti sua promessa sposa. Jane penserà di essere fuori gioco fino a quando Rochester con una serie di trabocchetti, non la porterà a dichiararsi per prima. Solo allora le verrà svelato l’amore corrisposto e saranno loro due a prepararsi al matrimonio.

La figura scialba esteticamente di Jane ma la sua profondità e il carattere determinato sono un altro elemento innovativo; nei romanzi l’eroina è sempre bella e desiderabile, qui invece vince l’intelligenza. Il protagonista maschile preferisce il buon senso, la condivisione di letture ed interessi, una donna che comunque gli tiene testa, allo stereotipo della bellezza. Come per altri romanzi dell’epoca c’è il tratto di una forte identificazione autobiografica dell’autrice: Rivers richiama la figura severa del padre di Charlotte, la zia adotta la bambina ed anche i fratelli Brönte crescono con una zia, John Reed forse richiama il fratello di Charlotte, Branwell, che unico rispetto alle sorelle ad avere l’opportunità di proseguire gli studi, muore invece giovanissimo vittima dei propri stravizi.

La notte insonne prima del matrimonio, i sogni angosciosi e le sensazioni tormentate saranno presagio di infelicità.

Infatti appena iniziata la cerimonia, Mason ed il suo avvocato si oppongono al matrimonio e Rochester confermerà la tesi sostenuta dai due: è già sposato con la sorella di Mason ma attraverso il sentimento per Jane aveva provato a riscattarsi dall’infelicità. Infatti le stranezze che accadono a Thornfield sono in realtà opera di Bertha Mason che era stato costretto dal padre a sposare vent’anni prima e che si è rivelata pazza; la donna vive rinchiusa e sorvegliata da Grace Poole. Jane, respinto Rochester, la mattina dopo abbandona di nascosto Thornfield.

L’orgoglio, l’onestà intellettuale del personaggio si ripresenta anche in questa occasione: non solo decide di andarsene ma non porta dietro altro che le sue cose personali e quanto rimane del suo stipendio; ogni partenza è drastica, non accetta compromessi e ricomincia una nuova vita. Oltretutto continua ad amare Rochester senza condannarlo moralmente, poiché ha verificato con mano la sua vera situazione coniugale.

Jane trova ospitalità nella casa di tre fratelli. St. John, Diana e Mary Rivers. Il primo, giovane parroco con aspirazioni da missionario, freddo ed irreprensibile, le altre affettuose; Jane tiene nascosta la propria identità. St. John le offre un posto di insegnante in una scuola creata per le figlie dei contadini del luogo.
La storia lascia scorgere già il futuro lieto fine quando il giovane le rivelerà di aver ricevuto notizie dall’avvocato dello zio Reed di Madera, scoprirà di essere cugina dei Rivers ed insisterà fino a quando questi non accetteranno di dividere con lei l’eredità. Jane si renderà conto ben presto che St. John è davvero rigido di principi, quindi lo rifiuterà come marito. Oltretutto lei non ha mai dimenticato Rochester. Percependo una sorta di richiamo notturno dove le sembrerà di sentire la voce di Rochester torna a Thornfield. Lì scoprirà che un incendio, appiccato da Bertha Mason, nella quale la stessa ha perso la vita. Raggiungerà l’uomo che ama, reso cieco e mutilato dall’incidente in un’altra residenza e finalmente riusciranno senza ostacoli a sposarsi e rimanere insieme. St. John Rivers la perdonerà semplicemente ma non la approverà, mentre Diana e Mary con le rispettive famiglie saranno di contorno alla nuova unione.

Jane è una eroina innovativa: a dieci anni non è amata e non ha nessuno, crescendo non si rivela di una particolare bellezza, affronta continui cambiamenti di rotta, ma alla fine la sua onestà profonda, dettata dalla sua coscienza e non dalle convenzioni viene premiata.


Charlotte Brontë, Jane Eyre, BUR Biblioteca Universale Rizzoli

di Roberta Maciocci [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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