Sucker Punch: il percorso psicologico di un' eroina fantasy

Sucker Punch, film di Zack Snyder del 2011, interpretato da Emily Browning (The Host), Vanessa Hudgens (High School Musical), Abbie Cornish (Un'ottima annata), Jamie Chung (Una notte da leoni 2, Samurai Girl), Jena Malone (Into the wild), è un film che non è stato preso molto in considerazione dal pubblico con un incasso di poco meno di 1 milione di euro. Tuttavia è uno dei pochi film, se non l'unico, contemporaneo che è stato diretto, sceneggiato e prodotto dalla stessa persona, come avveniva con i grandi maestri del cinema classico. È un'idea originale che mette insieme più generi: azione, fantasy e visionario. Ma soprattutto è un film che espone il percorso piscologico in forma metaforica della protagonista chiamata semplicemente Baby Doll.

Trama
La giovane ragazza viene rinchiusa in un manicomio criminale per l'uccisione accidentale della sorella, nel tentativo di difenderla dal patrigno, che decide di farla lobotomizzare per renderla inoffensiva e incapace di replicare alle sue accuse. Sapendo del suo destino Baby Doll decide di escogitare un piano per uscire da quella "prigione", che si articola in diverse fasi, che si svolgono in scenari fantastici, frutto della mente della protagonista. Lei non riuscirà a fuggire da quell'istituto, ma tuttavia riuscirà, portando a compimento il suo piano, a far evadere una delle sue compagne: l'unica che abbia un futuro fuori da "Lennox House", il mancomio criminale.

Come in ogni nostro articolo ciò che ci interessa non è l'aspetto narrativo, né tanto meno la trama, tra l'altro abbastanza semplice, così come non ci interessano le tecniche cinematografiche utilizzate, o il fatto che la scenografia del film ricordi molto un manga o un videogioco, perché proprio questi fattori hanno causato lo scetticismo e la diffidenza della critica e del pubblico nei confronti di questo film. Ciò che ci interessa è le tematiche affrontate e il modo di affrontarle. Perciò qui sotto riporteremo alcuni aspetti di questo film che ci sono sembrati particolarmente interessanti.



Fin dall'inizio del film, la protagonista presenta una personalità complessa, piena di sentimenti contrastanti e di problematiche psicologiche che verranno risolte nel corso della storia. Baby Doll è una ragazza ribelle, poco incline alle regole, scontrosa, ma nello stesso tempo sembra essere molto determinata. In realtà nasconde dentro di sé un forte senso di colpa, sia per la morte della madre, sia per l'uccisione accidentale della sorella. Si sente in colpa di non averla saputa proteggere dal patrigno, verso il quale ha un'avversione viscerale, un odio che a stento trattiene, e nello stesso tempo ne è impaurita a tal punto da rimanere inerme di fronte alle sue costrizioni e alle sue violenze. Arrivata a Lennox House, tenta più vote di liberarsi dalla morsa degli infermieri, ma è come se la sua volontà non fosse sufficiente; è come se non avesse abbastanza personalità, come se non avesse abbastanza fiducia nelle sue capacità, per attuare questa sua ribellione. Perciò si chiude in se stessa, nel suo mondo di fantasia, e diffida di tutto e di tutti, anche delle sue compagne, che diventeranno le sue uniche amiche lì dentro. L'unico desiderio che sembra avere è quello di fuggire da quel luogo di detenzione; è il desiderio di libertà che la tiene in vita e che fa sì che lei non si lasci andare alla disperazione.




La catarsi di un percorso.

L'uscire da quel luogo comporta un percorso in cui deve trovare cinque oggetti: una chiave, una mappa dell'edificio, un coltello, un accendino (il fuoco), e l'ultimo oggetto che risulta essere misterioso. Questi oggetti devono essere trovati e presi attraverso delle missioni che si svolgono in scenari diversi, frutto della mente della ragazza. Ogni singola missione rappresenta anche la presa di coscienza e il superamento di un suo problema psicologico.
Nel primo quadro lo scenario è il Giappone feudale. All'interno di un tempio, Baby Doll incontra colui che la guiderà in questo percorso, un uomo saggio, che le indica la strada per poter fuggire da quella prigione. In questo scenario deve combattere con dei demoni giganti vestiti da samurai e questo combattimento rappresenta il primo step del percorso: la presa di coscienza delle proprie forze e l'acquisizione dell'amore verso se stessi, attraverso l'autodifesa contro quei demoni. Senza l'amore verso se stessi e la fiducia nelle proprie capacità, è impossibile potersi fidare degli altri, chiedere aiuto quando se ne ha bisogno e riuscire a superare le proprie paure.
Nel secondo quadro lo scenario è una fantasiosa Seconda Guerra Mondiale, nella quale i nazisti posseggono tecnologie mai viste prima e il cui scopo è recuperare la mappa che si trova nelle linee nemiche, uccidendo tutti i soldati tedeschi, che sono già morti, ma tenuti in vita da una tecnologia innovativa che utilizza il vapore. Le cinque amiche riescono a raggiungere l'obbiettivo grazie alla collaborazione, al gioco di squadra, al coprirsi le spalle a vicenda e la protagonista acquisisce la capacità di fidarsi dell'altro.
Il terzo quadro è ambientato intorno ad un castello che custodisce al suo interno un Drago con il suo cucciolo. L'obbiettivo è quello di recuperare due pietre poste nella gola del piccolo, che sfregate insieme producono il fuoco più bello che si sia mai visto. In questo scenario, la protagonista deve affrontare le sue paure incarnate dal drago, dai mostri a guardia del castello e dal volo con l'aeroplano, prima di paracadutarsi sul castello. Infatti la protagonista è titubante ed è l'ultima a buttarsi. Il fuoco invece rappresenta la passione, l'ardore, la volontà che uno deve metterci per superare queste sue paure. Infatti Beby Doll riesce a sconfiggere i mostri e il drago solo dopo aver sfregato le pietre e aver prodotto il fuoco.
Il quarto quadro è ambientato nel futuro, dove un treno con a bordo una bomba, sorvegliata da robots, si dirige verso una grande città. L'obbiettivo è disinnescare la bomba prima che il treno raggiunga le porte della città. La missione in questo caso, si presenta più difficile e piena di difficoltà e questo perché lo scenario rappresenta la capacità di buttare il cuore oltre l'ostacolo, per raggiungere i propri scopi. Infatti nonostante le difficoltà, la morte di Rocket (che muore anche nella vita reale) e il fallimento della missione, Baby Doll troverà la forza e la determinazione per arrivare fino in fondo e portare a termine il proprio piano di fuga.
Il quinto quadro, che fa da sfondo e da cornice agli altri quattro, è ambientato in un night-club, dove la protagonista e le sue compagne si esibiscono per uomini facoltosi, e dove Blue Jones (l'infermiere corrotto) recita la parte del padrone del locale, che tiene le ragazze in regime di segregazione e costrette ad esibirsi contro la loro volontà. È in questo quadro che effettivamente vengono recuperati gli oggetti richiesti per la realizzazione del piano di fuga, ed è in questo quadro che Baby Doll recupera la chiave, dopo un tentativo di stupro non riuscito da parte di Blue Jones, che la teneva al collo. É in questo quadro che finalmente la protagonista si rende conto dell'ultimo elemento mancante per la realizzazione del piano. L'elemento misterioso è lei stessa, che attraverso lo spirito di sacrificio, permetterà alla compagna Sweet Pea di fuggire dall'istituto. Lei finalmente prende consapevolezza di qual è la sua missione, il suo scopo e si rende perfettamente conto che solo la sua compagna ha un futuro, una famiglia che l'aspetta, al di fuori di quella struttura.

I quadri descritti qui sopra, si svolgono tutti nella mente della protagonista, come se essa fosse un teatro in cui va in scena questa storia. A sottolineare questo, all'inizio del film, la ragazza, appena arrivata nel manicomio criminale, viene portata in uno stanzone dove si trova un palco e dove le ragazze mettono in scena la propria storia, muovendosi e recitando ascoltando la musica, messa dalla dottoressa Gorski, che crede in questa teoria sperimentale, che permette, a suo dire, di guarire le ragazze attraverso l'effetto catartico della recitazione. Questo metodo si contrappone nettamente ai metodi tradizionali, chirurgici, come la lobotomia, che verrà praticata di nascosto a Baby Doll.

Una fine da eroe.

Volevamo concludere quest'articolo riportando due frasi significative, pronunicate all'inizio e alla fine del film, che crediamo diano il senso a tutta questa storia.
La frase iniziale è la seguente:
«Tutti abbiamo un angelo, un custode che veglia su di noi. Non sappiamo che forma prenda: un giorno è un vecchio, un altro giorno è una ragazzina. Ma non fatevi ingannare dalle apparenze: possono essere feroci come un drago. Eppure non combattono le nostre battaglie, ma ci bisbigliano nel nostro cuore, per ricordarci che siamo noi, ognuno di noi, che ha in mano il potere sui mondi che creiamo».
La frase finale è la seguente:
«Chi ci ispira ad onorare quelli che amiamo con la nostra stessa vita? Chi manda i mostri ad ucciderci, e allo stessotempo canta che non moriremo mai? Chi ci insegna che cosa è reale e come ridere delle bugie? Chi decide perché viviamo e per che cosa dobbiamo morire? Chi ci incatena e chi ha la chiave che può renderci liberi? Sei tu! Hai tutte le armi che ti servono. Combatti!».

Baby Doll, attraverso questo percorso psicologico si trasforma da vittima delle circostanze e degli uomini, in eroina coraggiosa, leale e votata al sacrificio. Si rende conto che niente è impossibile e che ha lei il controllo sulle situazioni che vive. Da ragazza fragile che ha bisogno di una guida, si trasforma in angelo custode per le sue amiche, sempre pronta a difenderle e ad aiutarle durante le missioni. Attraverso la consapevolezza delle proprie forze, riesce a superare tutti gli ostacoli e anche quando si rende conto di non poter uscire da quella "prigione" decide di sacrificarsi per qualcun'altro, in modo che tutto ciò che ha passato fino a quel momento non sia stato vano.
Il suo sacrificio, oltre ad essere viatico per la compagna, ottiene un ulteriore scopo: smascherare l'infermiere corrotto che ha ordinato la sua lobotomizzazione, tant'è che viene arrestato e così si può compiere la sua "vittoria finale". Lei non sfugge al suo destino drammatico, ma lo trasforma in un bene per gli altri, incarnando l'essenza della figura tradizionale dell'eroe.

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