Da persone comuni a persone da spiaggia

Maggio. Aria di primavera. Giornate che si allungano. Vento tra i capelli. Voglia di mare. Con l’arrivo della bella stagione iniziamo a registrare un boom di notizie su pelle, salute, diete e benessere. A me piace mantenermi in forma e seguire, per quanto possibile, una dieta sana ed equilibrata. Così facendo ‘zapping’ tra i vari siti web ho trovato (http://www.focus.it/) uno studio davvero molto interessante, realizzato da un ricercatore, Marco Costa, direttore del laboratorio di Psicologia Ambientale all’Università di Bologna, che mi ha incuriosito già dalle prime righe: «sulla sabbia mettiamo a nudo anche la nostra personalità. Scopri che tipo è il tuo vicino. E come comunicare meglio».

In pratica, a quanto pare, il nostro metro di giudizio in spiaggia si capovolge e anche la persona più sicura diventa fragile all’idea di trovarsi seminudo a pochi centimetri di distanza da altri estranei. Anche perché le presunte differenze sociali che dividono un distinto signore in giacca e cravatta da un semplice ragazzo in jeans e camicia a quadri svaniscono sul bagnasciuga, dove l’abbigliamento è più o meno omologato ed è difficile notare se si tratta di un costume da bancarella o dell’ultimo modello della collezione di Armani.
Ecco che il nostro ricercatore raggruppa i ‘tipi da spiaggia’ in 8 categorie. Abbiamo l’indifferente, che è una ragazza tranquilla che va in spiaggia da sola per rilassarsi e a cui non interessa fare nuove amicizie. Da cosa lo capiamo? Dal fatto che «è probabile che cerchi di occupare la sdraio vicina con una borsa o qualche oggetto: per creare una difficoltà in più a chi volesse sedersi accanto a lei, che dovrebbe chiederle di spostarlo». Dalla parte opposta troviamo la cacciatrice, la ragazza estroversa per eccellenza, sempre a caccia di nuove amicizie. Prende una sdraio vicino al passaggio centrale, che «è anche scenograficamente simile a un palcoscenico, con le sdraio come platea: mentre ci si avvicina si è più spontanei, più inclini al sorriso sincero». Il padre di famiglia un po’ burbero, che odia la folla ma ama portare i suoi bimbi al mare, è il controllore: Il suo luogo ideale è l’ultima fila: «come da una postazione di vedetta, può controllare quello che succede in gran parte dello stabilimento: non perde di vista i figli e, nello stesso tempo, ha le spalle protette dal fatto che nessuno può sostare dietro di lui». I posti vicino alla battigia sono i preferiti dell’estroverso, quello che non ha difficoltà a relazionarsi con gli altri e che, anzi, è in cerca di nuove amicizie. Lui si piazza «nel migliore punto di osservazione, pronto a cogliere i segnali di disponibilità degli altri per fare nuove amicizie». Anche se non siamo in Costa Smeralda, nella vostra spiaggetta non mancherà mai il classico tipo che non ama mischiarsi con la plebaglia: il cosiddetto briatore. «È un’imitazione del ‘modello Briatore’, rigorosamente in barca, che si avvicina alle spiagge per farsi notare. Non mira a quelle più esclusive perché lì non sarebbe notato, ma mostra la propria ‘forza’ al comando di un grosso motore». Il seduttore è un tipo sportivo, dinamico, che punta sul proprio aspetto per farsi notare e che «spesso non va neppure ad attaccare discorso con le ragazze, si lascia ammirare per un pò, mostrando la propria leadership attraverso l’abilità con la palla... che, come per caso, finirà vicino a una bella ragazza». Al mare preferite restare lontano dalle attività con cuffiette e occhiali da sole? Allora siete l’introverso che fa di tutto per non essere notato: «le sdraio intorno gli offrono una barriera fisica su tutti i lati, il che lo fa sentire protetto». L’introverso non va confuso con l’isolato, quello che raramente abbandona l’ombra, che legge intensamente e non ama l’abbronzatura. «Si copre il corpo per comunicare indisponibilità e si mantiene protetto dal cono dell’ombrellone».

Questa ricerca ci aiuta ad interpretare gli atteggiamenti degli altri e magari verificare se i nostri comportamenti rispecchiano davvero la nostra personalità. Ciò che però mi ha davvero incuriosito di questo studio è ciò che il nostro ricercatore definisce ‘democrazia della distanza’. Se nella vita di tutti i giorni siamo sempre di corsa e ci infastidiamo ad avere un estraneo a meno di un metro di distanza, al mare non si percepisce più la vicinanza come invasione del proprio spazio.

Conversare con il proprio vicino di ombrellone è davvero più semplice che con un altro passeggero dell’autobus?

di Daria Contrada [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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