Bion, Wilfred

Il lavoro con i gruppi

Bion nacque l’8 settembre 1897 a Mathura, allora colonia britannica in India, ma per la sua educazione frequentò il Bishop Stortford College in Inghilterra. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale fu arruolato come comandante di carro in Francia, e per le sue azioni fu congedato l’1 settembre 1921, con il grado di capitano. Successivamente, Bion studiò storia al Queen’s College di Oxford, e medicina all’University College di Londra. Attirato a Londra inizialmente a causa della “nuova e strana materia chiamata psicoanalisi”, incontrò e rimase colpito da Wilfred Trotter, un eccellente neurochirurgo che aveva anche scritto il famoso “Instincts of the Herd in Peace and War” (Gli istinti del branco in pace e in guerra) nel 1916, basandosi sugli orrori del primo conflitto mondiale. Questo incontro avrà una grande influenza sull’interesse di Bion per i comportamenti di gruppo. Dopo aver ottenuto la qualifica di medico, Bion ricevette una formazione in psicoterapia della durata di sette anni al Tavistock Institute, un’esperienza che successivamente ricordò come “sotto certi aspetti limitata”. La frequentazione del Tavistock lo mise tuttavia in contatto con Samuel Becket. Bion intendeva formarsi in psicoanalisi e nel 1938 iniziò un’analisi didattica con John Rickman, ma la seconda guerra mondiale vi pose fine.
Bion fu richiamato come tenente nei corpi medici della Royal Army l’1 aprile 1940, e lavorò in un certo numero di ospedali militari, incluso il Northfield Hospital, dove condusse il primo esperimento Northfield. Le idee sulla psicoanalisi dei gruppi che vennero applicate per la prima volta in questo esperimento vennero riprese e sviluppate da altri come S. H. Foulkes, Rickman, Bridger, Main e Patrick De Mare.
In effetti, tutto il gruppo del Tavistock fu richiamato alle armi, e lavorò a nuovi metodi di trattamento per le conseguenze psichiatriche della guerra, che principalmente consistevano in sindromi legate allo stress posttraumatico, o “shell shock” (psicosi traumatica, alla lettera shock da bombardamento) come veniva allora chiamato.
Una volta rientrato al Tavistock, Bion presiedette la “commissione di pianificazione”, che riorganizzò l’istituto suddividendolo nel Tavistock Institute of Human Relations e nella Tavistock Clinic, che faceva capo al nascente servizio sanitario nazionale. Dato che il suo interesse per la psicoanalisi andava crescendo, Bion affrontò nuovamente un’analisi didattica, dal 1946 al 1952, con Melanie Klein. Si unì ad un gruppo di ricerca formato da allievi della Klein (inclusi Hannah Segal e Herbert Roenfeld) che stavano sviluppando la teoria della posizione schizoparanoide, per farne uso sui pazienti con disturbi psicotici. Bion produsse una serie di lavori molto originali e influenti, che vennero raccolti in “Second Thoughts” (Riflessioni aggiuntive) nel 1967, riguardanti l’analisi della schizofrenia ed i particolari problemi cognitivi, percettivi e d’identità che interessano i pazienti da essa affetti.
Durante gli anni quaranta Bion produsse una serie di brillanti lavori incentrati sulle dinamiche di gruppo, che in seguito vennero raccolti in “Experiences in Groups” (Esperienze nei gruppi) nel 1961. In seguito tentò di comprendere i pensieri ed il pensare usando un linguaggio matematico e scientifico, dato che credeva che i termini fino ad allora usati mancassero di precisione. Gradualmente però cominciò ad abbandonare questo approccio astratto e complesso, ed anche la Griglia, in favore di un approccio più intuitivo, che culminò nel suo lavoro “A Memoir of the Future” (Un memoriale del futuro), un’opera in quattro volumi, il primo dei quali venne pubblicato nel 1975 e l’ultimo, postumo, nel 1981.
Dal 1962 al 1965 fu presidente della Società Psicoanalitica Britannica. Trascorse i suoi ultimi anni a Los Angeles, in California, prima di tornare nel Regno Unito poco prima della sua morte, avvenuta l’8 novembre 1979.
L’impronta lasciata da Bion con i suoi lavori è costantemente cresciuta in importanza, sia in Gran Bretagna che a livello internazionale. A detta di alcuni dei suoi commentatori, le sue opere, per quanto spesso sentenziose ed irritanti, non mancano mai di essere stimolanti. L’originalità del suo pensiero non ha mai consentito di classificarlo né tra i “seguaci” di Freud, né tra quelli della Klein.

Il lavoro con i gruppi

Durante i suoi lavori con i gruppi, Bion notò che a volte il gruppo tendeva a perdere di vista il suo scopo primario (quello che caratterizza il “gruppo di lavoro” o work group) e ad agire secondo modalità di funzionamento psicotiche e caratterizzate da ansie e difese largamente preedipiche.
Bion chiamò queste modalità di funzionamento assunti di base. È possibile concettualizzare un assunto di base come appunto un assunto condiviso all’interno del gruppo e dal quale dipende la sopravvivenza del gruppo stesso. Se il gruppo è molto disturbato, il suo comportamento sarà dominato dall’assunto di base, ma è anche possibile che l’assunto di base svolga una funzione adattiva e fornisca al gruppo spinte e motivazioni utili a raggiungere il suo scopo primario (lo scopo cioè del gruppo di lavoro).
Gli assunti di base identificati da Bion sono tre: l’assunto di base di attacco o fuga, quello di dipendenza, e quello di accoppiamento.
Nell’assunto di base di attacco o fuga, il gruppo agisce come se la sua sopravvivenza dipendesse dall’attacco ad un nemico esterno (o dalla fuga da esso). L’ansia principale in questo caso è quella di persecuzione. Il gruppo proietta su un nemico odiato/temuto la propria aggressività, e tale nemico diviene quindi un oggetto completamente cattivo contrapposto ad un oggetto completamente buono, e cioè il gruppo stesso. All’interno del gruppo, i membri sono o seguaci fedeli o traditori (ancora la scissione buono/cattivo), ed i rapporti col leader del gruppo, che viene idealizzato come completamente buono, sono privi di ambiguità.
Da un punto di vista adattivo, l’assunto di base di attacco o fuga fornisce al gruppo la spinta ad agire e lo sensibilizza verso i pericoli e le minacce, e fa sì che i membri diano valore all’appartenenza al gruppo e che gli siano fedeli.
Nell’assunto di base di dipendenza, il gruppo agisce come se la sua sopravvivenza dipendesse dal preservare l’amore di un leader onnipotente. L’ansia principale in questo caso è quella di abbandono, e cioè di perdere l’amore del leader. In un tale gruppo si osserva una rigida gerarchia, in cui le relazioni leadermembro sono completamente asimmetriche, laddove i membri sono essenzialmente tutti allo stesso livello ed idealizzano indiscriminatamente la grandiosità e le capacità del leader. Qualsiasi sentimento ostile verso il leader viene represso, così che il gruppo vive sentimenti di colpa a causa dell’ostilità inespressa e mette in atto comportamenti di riparazione.
Da un punto di vista adattivo, l’assunto di base di dipendenza fornisce ai membri del gruppo la capacità di sottomettersi all’autorità appropriatamente, senza che l’autostima ne venga intaccata. Inoltre, i membri del gruppo diventano capaci di imparare l’uno dall’altro e di collaborare tra di loro, in quanto non sono in atto i meccanismi di scissione dell’assunto di base di attacco o fuga. Infine, si rende disponibile la possibilità di provare gratitudine verso l’autorità.
Nell’assunto di base di accoppiamento, il gruppo agisce come se la sua sopravvivenza dipendesse dalla nascita di un salvatore generato da una coppia identificata all’interno del gruppo. L’ansia principale in questo caso è quella di esclusione dal gruppo. I membri del gruppo partecipano vicariamente alla relazione della coppia designata e reprimono e deflettono gli impulsi correlati a rivalità, competizione e gelosia. Come Bion stesso nota, mentre negli altri assunti di base c’è un membro che funge da leader, il leader del gruppo qui non esiste nella realtà: in questo assunto di base il leader è rappresentato dal futuro nascituro della coppia designata, a cui vengono attribuite qualità messianiche e salvifiche e che quindi sostiene la speranza del gruppo. Perché il gruppo si mantenga, la sua nascita deve rimanere un evento atteso e non verificarsi nella realtà.
Da un punto di vista adattivo, l’assunto di base di accoppiamento favorisce l’instaurarsi all’interno del gruppo di speciali relazioni (accoppiamenti) foriere di creatività e produttività. Quando queste relazioni sono permesse o, ancor meglio, incoraggiate, tali accoppiamenti possono fornire al gruppo una leadership creativa e realistica al servizio, secondo i casi, del cambiamento, del rinnovo o della continuità.

di Bruno Barbera [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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