La sindrome di Adone

“Corpo perfetto, corpo immortale. Il corpo è la frontiera che si può violare”.
Le parole di una nota canzone dei Subsonica rispecchiano la problematica della corporeità che affligge il nostro tempo. In una società imbevuta di teatralità ed immagini, il corpo diventa la frontiera della comunicazione del disagio. Le ossessioni, le fissazioni, il dolore vengono allontanati dalla mente e messi in scena sul proprio corpo, che diventa il vessillo dell’identità frustrata che non trova altra espressione se non quella esteriore. Da tempio dell’anima a teatro imperfetto, il corpo diviene un oggetto da modificare, scolpire e modellare alla ricerca di una perfezione che supplisca l’imperfezione dell’anima.
Il corpo non è più un prodotto di madre natura, ma una creazione individuale in costante ed inesauribile perfezionamento, attraverso l’ausilio di diete, farmaci, allenamento e chirurgia plastica.
Ricorrono in tv e sulle riviste le storie di donne anoressiche o bulimiche che raccontano la loro lotta contro l’ossessione di un corpo magro e perfetto. Questi racconti hanno spinto l’immaginario collettivo a relegare le problematiche alimentari e dell’immagine corporea all’universo femminile, tuttavia, negli ultimi anni, tra gli uomini si diffonde in modo sommerso un fenomeno analogo e contrario, quello della così detta bigoressia, o vigoressia, o anoressia inversa.
Il termine bigoressia è il frutto dell’unione di “big” (grande) e “orex” (fame), potremmo definirla “fame di grandezza”, dovuta all’errata percezione di non vedersi mai abbastanza “grandi”, muscolosi, possenti, virili. Tale disturbo, che si colloca a cavallo tra i Disturbi dell’Alimentazione e il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, colpisce principalmente gli uomini di età compresa tra i 15 e i 30 anni, che praticano allenamenti al fine di aumentare la propria muscolatura e la propria forza.
L’accrescimento e la definizione della massa muscolare diviene, progressivamente, una vera e propria ossessione e per raggiungere questo obiettivo il corpo verrà mortificato con rigide diete iperproteiche, allenamenti sfiancanti, uso di integratori e steroidi anabolizzanti.
La ricerca di un corpo ipertroficamente muscoloso e privo di massa grassa è un obiettivo difficile da perseguire e si associa al terrore che il duro lavoro possa vanificarsi. Nascono, quindi, una serie di ossessioni e di rituali di controllo davanti allo specchio o sulla bilancia, che occupano tutto il tempo libero, che fanno sentire il soggetto diverso dai suoi coetanei e che lo portano all’isolamento sociale.
La fatica per il mantenimento di un corpo perfetto, pertanto, si associa a disturbi nel tono dell’umore, quote ansiose, intensa angoscia, scarsa autostima, impoverimento della vita sociale e sentimentale. Inoltre, lo stile alimentare rigido, l’uso e l’abuso di integratori, il ricorso a sostanze anabolizzanti rappresentano un rilevante rischio per complicanze mediche come squilibri ormonali, problemi cardiovascolari, epatici e renali.

Bibliografia:
Dalla Ragione L., Scopetta M., (2009), Giganti d’argilla: i disturbi alimentari maschili, Il Pensiero Scientifico Editore, Torino
Giampietro M., (2009), L'alimentazione nell'esercizio fisico e nello sport, Il pensiero scientifico editore, Torino
La Barbera D., Cannizzaro G., Monaco M., (2008), L’exercise addiction. In , 2: 177-85
Stevani J., (2007), Muscoli e lacrime. In Rivista psicologica contemporanea, 199: 18-25



Immagine tratta da: www.starebeneitalia.com

di Monia Crimaldi [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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