Sessuale, genitale: la sovversione freudiana.

Se pensiamo che la sessualità degli umani risponde ad un ordine naturale in cui meta ed oggetto sono biologicamente predeterminati, il seguire Freud lungo l’originale sentiero delle sue ricerche ci condurrà a riconsiderare tale assunto. Poiché nell’umano il desiderio sessuale non è essenzialmente dell’ordine della natura, ne consegue che la dimensione sessuale, organizzandosi attraverso processi relazionali soggettivamente, storicamente e linguisticamente determinati, presenti effetti tutt’altro che lineari. Il che, riflettendo con Freud (1), dovrebbe interrogare intorno alla possibilità che nella natura stessa della pulsione sessuale qualcosa sia sfavorevole al compimento di una soddisfazione totale. Insomma, per quanto possa risuonare come estraneo alle nostre convinzioni, il desiderio sessuale degli umani non è astoricamente e biologicamente determinato in base alla specie di appartenenza e al loro sesso anatomico, sebbene la loro funzione sessuale, in quanto genitale, richieda alla copulazione di svolgere la propria parte. Se vogliamo percorrere la strada verso un’inedita concezione della sessualità, dobbiamo allontanarci dal campo ritagliato dai saperi della comunità scientifica o dal sapere popolare ed accogliere l’invito di Freud a considerare un parallelismo non privo di interesse per l’analogia degli effetti che ne derivano. Cosi come – afferma nella ventunesima lezione di Introduzione alla psicoanalisi (2) – la coincidenza tra psichico e cosciente, data dai più come assodata, aveva scartato dalla visuale o finito per far reputare come insignificante tutta una serie di processi che, pur non essendo coscienti, avevano effetti sulla vita psichica altrettanto rilevanti, allo stesso modo la sovrapposizione tra sessuale e genitale (ovvero appartenente alla riproduzione), fermandosi ad una somiglianza formale, non consente di indovinare della vita sessuale, dal punto di vista dello psichico, nulla di diverso da quello che è già accertato dalla biologia o dalla morale. L’errore, insomma, è di partire dall’idea che esista originariamente una chiave ed una serratura, un maschile ed un femminile e tra l’uno e l’altra un’armonia primigenia determinata dall’appartenenza sessuale in termini biologici, per cui se qualcosa fa difetto non può essere che a causa di qualche mal funzionamento di tipo secondario, oppure di qualche aberrazione comportamentale rintracciabile a livello della morale. È a questa concezione che si oppone quella considerazione così semplice di Freud, contenuta in una nota aggiunta nel 1914 nei Tre saggi (3) che, dal punto di vista della psicoanalisi, anche l’interesse sessuale esclusivo dell’uomo per la donna e viceversa risulta una questione da chiarire e per nulla ovvia, poiché l’indipendenza della scelta oggettuale dal sesso dell’oggetto, nonché la libera disponibilità verso oggetti maschili e femminili, così come la si può osservare nelle fasi precoci dell’infanzia, appare l’aspetto originario che fonda la sessualità umana. Il che potrebbe già risultare sufficiente per portare in rilievo la sovversione compiuta riguardo alla sessualità, tuttavia vorrei indugiare ancora intorno al parallelismo tra psichico e sessuale sul quale Freud ci invita a riflettere. Se l’analogo destino del primo come del secondo è quello di subire per un errore di sovrapposizione, per una sorta di illusione ottica, una specie di travisamento che porta a isolare un unico aspetto e metterlo al posto del tutto, scartando il resto, allora l’innovazione che può sovvertire il sapere consolidato, è quella capace di eroderne i limiti, di spingere la ricerca al di là dei bordi che lo delimitano. Si tratta di teorizzare, ma qui la teoria snodandosi oltre le frontiere del già conosciuto, assume anche l’aspetto dell’invenzione dove l’indovinare e l’immaginare hanno una componente rilevante. Al limite fantasticando, azzarda Freud in Analisi terminabile e interminabile (4) riferendosi alla funzione assunta dalla metapsicologia, si può avanzare verso ciò che non trova corrispondenza altrove. Il modo di procedere di Freud non è dissimile sia quando postula l’esistenza di uno psichismo inconscio, sia quando riformula i termini con cui la letteratura scientifica, la morale ed il senso comune concepiscono il sessuale: nell’uno e nell’altro caso è un reale che risulta discordante, che fa errore rispetto alle convinzioni acquisite ad attrarre la sua attenzione. E mentre la scienza positivista del suo tempo, così come la morale si rivolgevano a tali discordanze come a fatti da catalogare in base all’ordine proprio a ciascuna, Freud inizia, invece, a provare a indovinare cosa esse significhino. Dal sogno, dagli atti mancati, dalle lacune della memoria, dall’incespicare della lingua, aveva inferito l’esistenza di rappresentazioni e pensieri che, per quanto inconsci, presentavano un peculiare determinismo. In modo analogo, interrogando quel reale sconveniente, costituito dai sintomi psichici e dai fantasmi che li sottendono, dai comportamenti sessuali anomali rispetto al modello dalla genitalità – comportamenti giudicati come atti aberranti dalla morale e di cui il sapere medico e scientifico si occupava di redigere una dettagliata descrizione, inscrivendoli sotto il profilo delle perversioni e delle degenerazioni – Freud inferisce l’esistenza di un sessuale che non coincide per nulla con la concezione naturalistica propria al suo tempo. Ne risulta così che come la coscienza, nella sovversione freudiana, è concepita come una qualità dello psichico(5), la sessualità, intesa come genitalità, non è che uno degli aspetti e delle manifestazioni di una dimensione più estesa che concerne la vita libidica e che non esclude perciò la dimensione dell’inconscio e delle sue rappresentazioni. Se l’ampliamento del concetto di psichico permette di mantenere stretta la relazione tra coscienza e inconscio, analogamente l’estensione di quello di sessuale consente di non ridurre quest’ultimo alla sfera genitale.

Si tratta di una revisione radicale e che, ancora oggi, sebbene la morale ed il discorso scientifico odierno risultino maggiormente sfumati rispetto a ieri, continua ad interrogare. Ci basti pensare alla riduzione, sempre attuale, del sessuale alla genitalità, agli organi sessuali, alle loro funzioni e disfunzioni, con la conseguenza di orientamenti terapeutici che costituiscono una sorta di ginnastica rieducativa a livello degli organi che ne sono implicati. La riformulazione del concetto di sessuale attuata da Freud non è priva di conseguenze sul piano della clinica, così come su quello della cultura e dell’etica e produce effetti che ci chiamano in causa nelle verità più intime. La dislocazione della sessualità dal luogo in cui tradizionalmente era stata collocata pone difatti interrogativi radicali ai più semplici e basilari fondamenti sui quali appoggia il cosiddetto ordine naturale, problematizzando e destabilizzando le tradizionali categorie di sano e malato, di bene e male, di sacro e profano, di sensualità ed affettività. Persino quelle di maschile e femminile sono messe in causa. Freud inscrive il sessuale, nella sua accezione estesa, a livello di una vita libidica che, instaurandosi poco dopo la nascita come effetto della relazione con un altro umano desiderante e parlante, risulta originariamente radicata in un corpo libidicamente investito e i cui eccitamenti erogeni, avanzando alla psiche richieste di lavoro volte al loro soddisfacimento, non mancano di dar luogo a peculiari rappresentanze psichiche(6). Sicché, dal punto di vista della psicoanalisi, tutte le attività che, fin dalle prime fasi della vita, mettono il cucciolo d’uomo nella situazione di trovare una soddisfazione che non sia esclusivamente legata a bisogni di natura fisiologica, rientrano in quella vita libidica a cui rimanda l’accezione allargata di sessuale, sebbene esse non siano direttamente in rapporto con gli organi genitali (la fonte della pulsione è rintracciabile in una zona erogena quale la bocca, l’ano, gli occhi, la pelle), e la loro meta risulti prevalentemente autoerotica, nonché raggiunta per mezzo di un oggetto parziale e interscambiabile (il ciuccio può ad esempio rimpiazzare il capezzolo). Ne deriva che il piccolo perverso polimorfo presenta nelle sue manifestazioni, volte alla ricerca del piacere, non poche concordanze con tutti quei comportamenti che, nell’adulto, sono considerati come perversi (rispetto al modello che deriva dalla genitalità) e che molte sofferenze di tipo nevrotico, in negativa, lasciano trapelare attraverso i fantasmi che le articolano. Il che non può che condurre Freud, persino con un po’di rincrescimento, a farci constatare che la vita sessuale dell’umano, lungi dal disporsi come una fioritura che, rispettando la fiera perfezione dei cicli naturali mette capo ad una maturazione senza scarti, è invece un processo niente affatto lineare poiché è dall’originaria disposizione perversa – polimorfa, caratterizzata dalla parzialità della meta e dell’oggetto, nonché da tendenze autoerotiche che dovrebbe giungere ad ordinarsi ed organizzarsi, attraverso movimenti di integrazione, inibizione e rimozione degli antichi investimenti libidici, una sessualità in senso genitale. Ma il condizionale qui è proprio d’obbligo. La genitalità, intesa come forma compiuta dell’amore, nella quale arrivano ad armonizzarsi la corrente di desiderio collegata agli antichi investimenti libidici con le esigenze poste dalla sessualità nell’accezione di una attività cosciente posta al servizio di una finalità riproduttiva, parrebbe più un’utopia, nel senso di una meta ideale, che non piuttosto una realtà di cui è possibile stabilire con certezza l’epifania. Soprattutto, in risposta alle non poche idealizzazioni, orientate a stabilire una sorta di stretta connessione tra genitalità e maturazione psichica, occorre ricordare che nel ‘38 Freud, di nuovo, annotava che la complessità di questi processi è ulteriormente complicata dal fatto che il loro esito dipende da come dinamicamente e quantitativamente si dispongono gli elementi in gioco, sicché l’organizzazione genitale può essere raggiunta senza che, tuttavia, risultino integrate quelle componenti libidiche della preistoria soggettiva (7). Accordarsi con una concezione allargata del concetto di sessuale ha il vantaggio – afferma Freud – di permetterci di considerare l’attività sessuale dei bambini e dei perversi sotto il medesimo profilo dell’attività sessuale degli adulti normali.(8) La conseguenza è di ripristinare un concetto di sessualità dal quale sono eliminate delle improprie restrizioni concettuali che tuttavia si sono progressivamente accettate.(9) Ma tale eliminazione è tutt’altro che priva di effetti: rendere il sessuale indipendente dai genitali non significa soltanto ri-trovare il senso di esperienze che, altrimenti, sarebbero state private della loro pregnanza, significa anche rimettere in questione quella basilare e, per i più, scontata demarcazione concettuale che porta a far coincidere maschile e femminile con le rispettive conformazioni anatomiche. Dal punto di vista della nostra vita libidica, però, nulla prova che la differenza sessuale in senso biologico e anatomico decida necessariamente di un’identità sessuale corrispondente al sesso anatomico e, sebbene Freud affermi, parafrasando Napoleone, che l’anatomia è il destino(10) , si troverà, al pari di Napoleone, costretto a battere in ritirata mettendo anche in luce che, dal punto di vista dell’inconscio, non è la differenza anatomica a determinare le modalità con cui ciascuno negozia la propria posizione soggettiva come essere sessuato. Sarà difatti l’apertura verso la problematica edipica instaurata dalla relazione con l’altro parlante e desiderante e la funzione assunta dalla castrazione, ad essa collegata, a permettere a ciascuno di trovare, attraverso il simbolico, il posto del proprio desiderio e i modi di realizzarlo in termini sessuati.


Note:
1. Sigmund Freud, Contributi alla psicologia della vita amorosa in Opere vol. 6, Torino, Boringhieri, 1974, p. 430.
2. Cfr. Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione 21 in Opere vol. 8, Torino, Boringhieri, 1976, p. 479.
3. Cfr. Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, nota aggiunta nel 1914 in Opere vol. 4, Torino, Boringhieri, 1970, p. 460.
4. Il passo completo è il seguente: Alla domanda per quale strada e con quali mezzi ciò (Freud qui si riferisce all’imbrigliamento della pulsione, alla sua armonizzazione all’interno dell’Io) accada, non è facile rispondere. Dobbiamo dirci: “E allora non c’è che la strega. Ebbene, questa strega è la metapsicologia. Non si può avanzare di un passo se non speculando, teorizzando – stavo per dire fantasticando – in termini metapsicologici. Sigmund Freud, Analisi terminabile e interminabile in Opere vol. 11, Torino, Boringhieri, 1979, p. 508.
5. Cfr. Sigmund Freud, L’Io e l’Es in Opere vol. 9, Torino, Boringhieri, 1977, p. 475.
6. Nel 1938, nel Compendio di psicoanalisi, Freud ribadisce ancora: Non c’è alcun dubbio che le fonti della libido sono somatiche, che essa affluisce all’Io da vari organi e zone erogene del corpo. Ciò si vede meglio che altrove in quella componente della libido che in base alla sua meta pulsionale è chiamata eccitamento sessuale. Le più importanti zone corporee da cui promana questa libido sono note con il nome di zone erogene, ma in verità tutto il corpo è una zona erogena. Ciò che di più e di meglio sappiamo dell’Eros, e cioè del suo esponente, la libido, lo abbiamo ricavato dallo studio della funzione sessuale, che nella concezione corrente, e non però nella nostra teoria, coincide con l’Eros. Siamo riusciti a farci un’idea di come la tendenza sessuale (che è destinata a influenzare in modo decisivo la nostra vita) si sviluppa gradatamente dai contributi via via susseguentisi di varie pulsioni parziali che rappresentano determinate zone erogene. Sigmund Freud, Compendio di psicoanalisi in Opere vol. 11, Torino, Boringhieri, 1979, p. 578.
7. Considera Freud: Questo processo non sempre si compie in maniera ineccepibile. Le inibizioni del suo sviluppo si manifestano nei più svariati disturbi della vita sessuale. Si producono allora fissazioni della libido a stadi che appartengono a fasi più antiche, il cui impulso, che nulla ha a che fare con la normale meta sessuale, è detto perversione. (…) La situazione è complicata dal fatto che, di norma, i processi indispensabili affinché si produca un esito normale né si compiono appieno, né sono completamente assenti, bensì si svolgono parzialmente, talché la configurazione definitiva rimane dipendente da queste relazioni quantitative. L’organizzazione genitale in questo caso è dunque raggiunta, ma soffre per la mancanza di quelle componenti libidiche che non hanno percorso il cammino per intero, essendo rimaste fissate a oggetti e mete pregenitali. Sigmund Freud, Compendio …, cit. p. 582.
8. Sigmund Freud, Autobiografia in Opere vol. X, Torino, Boringhieri, 1978, pp. 105-106.
9. Cfr. Sigmund Freud, Autobiografia, …, cit. p. 105.
10.Freud riprende, parafrasandola, la nota frase di Napoleone: “la geografia è il destino”, in Contributi alla psicologia della vita amorosa e in Il tramonto del complesso edipico. È curioso che Freud faccia riferimento ad una frase che Napoleone pronuncia quando deve decidere la tragica ritirata da un territorio che, nonostante la consolidata esperienza strategica, rimane tuttavia vincolata ad aspetti oscuri, imponderabili, incontrollabili.



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di Stefania Guido [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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