La nascita della grafologia

Già in un passato molto lontano la scrittura è stata studiata come documento nel quale si rifletteva la personalità dell’uomo, con le sue inclinazioni, le attitudini e, più in generale, il carattere. L’a attenzione verso il significato delle grafie si manifestò in India, in Cina, nell’antica Grecia, con i filosofi Aristotele e Dionigi di Alicarnasso, e nella Roma imperiale del II secolo d. C. con lo storico latino Svetonio che visse alla corte di Traiano e di Adriano e che, nel De vita Caesarum, “toccò l’argomento grafologia”, affermando che da uno studio della scrittura sarebbe stato possibile trarre informazioni sulle qualità del carattere dell’imperatore Augusto.

Dopo la lunga parentesi medievale quando, sotto la spinta delle invasioni barbariche, la cultura si rifugia nelle abbazie e nei monasteri cristiani, nei quali la scrittura diviene eredità degli amanuensi (che trasmetteranno alla civiltà dell’Umanesimo il patrimonio dei testi dell’antichità copiati negli scriptoria), è solo nell’età moderna che riprende l’interesse per gli studi grafologici, in una prospettiva non più empiristica, ma su base scientifica e rigorosa. La personalità di spicco che incontriamo in un Italia seicentesca, dominata dagli Spagnoli, in cui le manifestazioni irrazionalistiche del Barocco si accompagnano alle ricerche scientifiche galileiane e alla nascita della scienza moderna, è quella di Camillo Baldi, professore di Logica e Metafisica nell’università di Bologna, autore del saggio Come da una lettera missiva si conoscano la natura e le qualità dello scrivente, ricco di osservazioni ancora oggi attuali per gli studiosi di grafologia. Altri tentativi sullo studio delle grafie saranno portati avanti nei secoli successivi, alla ricerca di una metodo di indagine sempre più serio e attendibile, capace di dare alla grafologia un fondamento davvero scientifico. Ma dobbiamo aspettare l’inizio dell’Ottocento perché questo accada, con la nascita di quelle scuole grafologiche europee, rappresentative di un metodo d’indagine basato su ricerche e studi sistematici.

In Francia la grafologia avrà come “padri” l’abate Jean-Hippolyte Michon, fondatore della Société de Graphologie e del famoso periodico "La Graphologie", primo studioso in assoluto ad aver utilizzato il termine “grafologia”; lo psicologo francese Alfred Binet, direttore, nel 1894, del primo laboratorio di psicologia fisiologica della Sorbona, che cercò di risalire, attraverso lo studio delle grafie, al sesso dello scrivente; è stato autore nel 1907 del saggio Le rivelazioni della scrittura in base a un controllo scientifico. Caposcuola della grafologia francese è però considerato Jules Crépieux –Jamin che diede fondamento scientifico alla disciplina grafologica, scrivendo diversi libri poi tradotti in varie lingue.

In Germania alla grafologia sono stati dedicati da sempre molti studi. La scuola grafologica tedesca tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento fa capo a Ludwig Klages, filosofo e caratteriologo che tentò di cogliere il dinamismo presente nelle scritture, individuando il livello di pienezza vitale (formniveau) dello scrivente; negli studi grafologici si distinse anche Max Pulver, psicologo e autore del saggio Il simbolismo della scrittura, che descrive le relazioni simboliche che si fissano sul foglio riempito dalla grafia e che stabilisce le categorie principali (ad esempio la larghezza della grafia) in base alle quali il saggio grafico va analizzato. Decisivi sono stati gli studi di Rudolf Pophal, dal 1945 docente di grafologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Amburgo. Pophal ha scritto diversi testi di neuropsicologia grafologica e, in particolare, è stato autore del saggio Scrittura e cervello, importantissimo lavoro incentrato proprio sulla lettura neuropsicologica del gesto grafico.

In Inghilterra ricordiamo invece Robert Saudek, studioso di origine cecoslovacca, autore del testo Experiments with handwriting, pubblicato nel 1931.

In Italia sono due le scuole grafologiche più autorevoli e rappresentative: quella morettiana e quella marchesaniana. La prima ha potuto avvalersi del contributo decisivo di Padre Girolamo Moretti, fondatore a Ancona, nel 1958, dello Studio Grafologico “Fra Girolamo”, trasformatosi, nel 1969, nell’Istituto Grafologico “G. Moretti”. Padre Moretti ha studiato i rapporti tra grafia e caratteri somatici dei soggetti scriventi e ha creato un sistema per la misurazione in decimi dei caratteri grafici che, nelle loro combinazioni, diventano rivelatori del temperamento e della personalità dell’uomo. Celebre il suo Trattato di grafologia Intelligenza e sentimento.
Per la grafologia italiana sono stati fondamentali gli studi del Prof. Marco Marchesan, originario di Grado, in provincia di Gorizia, fondatore a Milano, nel 1947, con il figlio Rolando, dell’Istituto di Indagini Psicologiche, oggi Università Internazionale della Nuova Medicina (U.I.M.). Impegnato nel campo della psicologia, dell’ipnosi e degli studi grafologici, Marchesan ha elaborato una metodologia di analisi grafologica originale, da lui definita Psicologia della Scrittura, ideando un Sistema di 226 segni grafici e stabilendo anche una scala di misurazione, in centigradi, dei segni grafici. Tra le sue opere più note ricordiamo Psicologia della scrittura: segni e tendenze.



Immagine tratta da: http://www.grandipassioni.com

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