La forza della parola nella suggestione

Senza la parola non c'è psicoterapia e proprio della parola che unisce in una relazione unica e particolare terapeuta e paziente, Fiorenza Spadaro rintraccia il percorso nel suo utilizzo da parte di diversi autori. Si focalizza dunque su Freud, che dall'ipnosi, passò alla libera associazione. Dal padre della psicoanalisi, che abbandonò l'ipnosi, l'autrice passa a considerare Milton Erickson, caposcuola della nuova ipnosi, che della parola come "suggestione" fece la base per una cura efficace dei suoi pazienti. Infine, l'autrice esamina gli apporti di Bandler e Grinder, da cui prende vita la Programmazione Neuro-linguistica (PNL). Modi diversi di usare la "parola" in psicoterapia, ma in tutti gli approcci focus centrale senza la quale non vi può essere vera trasformazione.
Leggiamo nelle conclusioni: "Certamente per sprigionare l'intero suo potere suggestivo la parola deve fondarsi sull'ascolto, sulla relazione, sulla accettazione. Allora ci siamo chiesti se fosse la parola a indurre il cambiamento mediante la suggestione o il cambiamento può avvenire al di là della parola purché sia presente una solida relazione terapeutica.
Per tentare di rispondere ad una simile domanda siamo partiti ricordando che Freud, già dall'inizio della sua carriera, quando ancora praticava l'ipnosi, aveva rilevato il potere "magico" della parola. In questo frangente era una parola "impositiva" che dava poco spazio alle istanze del paziente; era una parola fondata sul potere "autoritario" del medico, colui il quale detiene il potere di guarigione al quale il paziente dovrà sottostare.
(...) Si rese conto che le parole del paziente hanno bisogno di essere accolte nell'ascolto mentre quelle del terapeuta devono poter incidere la "carne psichica del paziente". Ma, l'incisione provoca dolore e come la chirurgia ha bisogno di anestetico per evitare di trasformare la cura in danno, l'anestetico Freud lo rintracciò nella relazione oltre che nella parola.(...)
Anche in Erickson la forza della parola era di grande importanza strategica; tutto il trattamento si basava sulla parola utilizzata, nel suo caso, sia per le induzioni dirette che per quelle indirette; queste ultime erano considerate più potenti in quanto permettevano di giungere all'inconscio a differenza delle altre che facevano appello alla mente coscia.
Come Freud Erickson creava una solida alleanza terapeutica fatta principalmente di ascolto, non solo delle parole ma anche di tutto il comportamento paraverbale e non verbale. Notava, come abbiamo riportato nel capitolo a lui dedicato, ogni singola comunicazione non verbale nella convinzione che questi provenivano dall'inconscio.
Il linguaggio suggestivo usato da Erickson venne denominato da Bandler e Grinder il Milton Model caratterizzato dal suo essere "vago", cioè sembrava che parlasse di argomenti generici ma che con molte probabilità ricomprendevano anche l'esperienza del paziente. Tra le varie tecniche abbiamo trattato le disseminazioni, che provocavano le focalizzazioni associative indirette e quelle ideodinamiche provocate attraverso i truismi. Usava anche molto il linguaggio metaforico e paradossale, aneddoti, storieda sembrare così vaghe rispetto alla storia del paziente eppure contenevano il cuore del problema presentato.
In ultimo, Bandler e Grinder osservarono e analizzarono i lavori di psicoterapeuti quali Perls, Satir e dello stesso Erickson con l'obiettivo di scoprire quali fossero i comportamenti che permettevano a questi terapeuti di raggiungere i loro successi terapeutici.
Attraverso il procedimento del modellamento scoprirono la struttura di questi interventi arrivando a formulare i principi della Programmazione Neuro-linguistica cioè un modello che descrive il "come" ogni individuo percepisce e interpreta se stesso e il mondo che lo circonda: lo studio della struttura dell'esperienza soggettiva. Ma è anche un modello che permette di analizzare la comunicazione umana e di ridurre le complessità del comportamento umano essendo questo il risultato di sequenze ordinate di rappresentazioni sensoriali e tutto questo può avvenire attraverso le parole.
Grinder e Bandler sono riusciti attraverso la linguistica a generare un modello come base teorica e allo stesso tempo uno strumento terapeutico: il metamodello che permette di comprendere qual è la struttura profonda della frase rispetto a quella superficiale che il paziente dice.

La forza della parola nella suggestione

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