Coinvolgere e informare a scuola

First you must enliven and then you can inform.

Quando si percepisce che un ambiente scolastico è inclusivo? Quando si informa efficacemente a scuola? Quando si sta bene a scuola?

L’occasione della visita di studio nel campus scolastico di Varde, una cittadina nel sud-ovest della Danimarca, mi ha dato lo spunto per riflettere sulle questioni che queste domande pongono, questioni affrontate anche in un precedente studio.(1)

“First you must enliven and then you can inform.”(2) è il motto del campus Varde, ripreso da N.F.S. Grundtvig, come sostiene Vagn Jørgensen, l’organizzatore della visita di studio, nonché dirigente scolastico del campus, il quale è un entusiasta sostenitore di questa idea di istruzione.

Questo principio pedagogico sta alla base del modello di scuola ideato da N.F.S. Grundtvig, il quale, già nell’Ottocento, riteneva che l’istruzione dovesse essere per tutta la vita. Corollario di questa prospettiva pedagogica è la costante attenzione ai bisogni del discente, non solo a quelli cognitivi, ma anche a quelli personali ed emotivi.
Un esempio pratico di inclusione e benessere a scuola lo si osserva appunto nel campus di Varde quando si entra nella hall dell’edificio, si visitano le aule, le biblioteche, le mense, gli uffici e si percepisce immediatamente un’atmosfera gradevole e rilassata. Ma come si può valutare il benessere di un ambiente di lavoro?
In primis, indubbiamente, attraverso l’orientamento dei discenti. Di questo termine il vocabolario Treccani dà il seguente significato: “l’insieme delle iniziative volte a favorire una scelta ragionata degli studi da seguire e della professione da intraprendere, tenendo conto delle attitudini dimostrate e della personalità del soggetto, delle condizioni familiari, locali e ambientali, delle tendenze del sistema produttivo e delle possibilità di occupazione …” Da questa definizione si può dedurre che orientare è sinonimo di coinvolgere. Coinvolgere, inteso come interessare, significa anche includere, che a sua volta è la cartina di tornasole del benessere scolastico e che si realizza considerando il discente dal punto di vista olistico.

In Danimarca una legge statale istituisce l’orientamento nell’istruzione per tutto il corso della vita di un individuo, principalmente in connessione con la transizione da un ordine all’altro nel sistema educativo. In questo senso il paese si allinea alla indicazioni di lifelong learning dell’Unione Europea. L’orientamento inizia dopo la scuola dell’obbligo, che in Danimarca dura 10 anni, dall’età di 7 fino all’età di 16 anni. Il compito di orientare è affidato ai 51 Centri Giovanili Territoriali di Orientamento (“Ungdommes Uddannlsesvejledning”), che si occupano dell’orientamento in relazione al completamento dell’istruzione superiore e all’istruzione professionale e sono distribuiti nelle 98 municipalità in cui è suddivisa la nazione, tra cui si trova anche quello Varde. Le scuole superiori sono obbligate a sostenere gli studenti con l’orientamento durante il percorso scolastico al fine di superare eventuali difficoltà. Inoltre, esistono 7 Centri Regionali di Orientamento (“Studievalg”), che forniscono, invece, orientamento a chi deve affrontare gli studi universitari. L’e-orientamento è un altro servizio che lo stato danese garantisce ai tutti i cittadini attraverso vari mezzi di comunicazioni (chat, telefono, sms, email, e Facebook). Questo servizio è rivolto in particolar modo a giovani studenti e genitori per dare loro un facile accesso a informazioni sull’orientamento e quindi motivarli nella continua ricerca di un proprio percorso di integrazione e apprendimento nel sistema scolastico. Lo scopo del processo di orientamento è di sviluppare l’auto-conoscenza e la scoperta dei propri bisogni educativi. L’orientamento per gli adulti completa il quadro. La Danimarca ha una lunga tradizione di istruzione agli adulti, alla base di questa tradizione c’è l’idea che l’apprendimento deve essere per tutta la vita (Grundtvig) e che le competenze di un individuo devono essere aggiornate costantemente. Sono stati istituiti 13 Centri per l’Orientamento e l’Aggiornamento Continuo agli Adulti (VEU-centres). Inoltre, è stato creato il Portale per l’Orientamento (www.ug.dk) che fornisce ulteriore supporto e informazioni aggiornate. In tutti i centri di orientamento operano tutor che ricevono un continuo aggiornamento al fine di rendere il sistema sempre più professionale.

In secondo luogo, lo spazio, nel caso del campus di Varde, la struttura scolastica è all’interno di un parco, l’edificio è nuovo (è stato realizzato nel 2011), moderno, funzionale, luminoso e confortevole sia per gli studenti sia per il personale che vi lavora. L’ambiente di studio per i discenti e di lavoro per il personale sono indicatori di benessere. Nel caso del campus di Varde, studenti e staff vivono in un ambiente sereno e confortevole, in cui gli ampi spazi delle aule, dei laboratori, dei luoghi di ritrovo e degli uffici eliminano e riducono al minimo lo stress da lavoro correlato.

In terzo luogo, l’offerta e l’organizzazione didattica del campus. Il campus porta avanti l’integrazione dei saperi e la interdisciplinarietà delle materie attraverso lo studio di contenuti comuni, utilizzando tecnologie didattiche multimediali e nuove tecnologie informatiche e di comunicazione (TIC). Si realizza la formazione culturale e professionale del discente attraverso una didattica modulare basata sull’interdisciplinarietà delle discipline e sulla personalizzazione dell’apprendimento. Con la flessibilità disciplinare invece si realizza una didattica mirata ad incontrare i bisogni del discente. Il campus di Varde infine considera prioritaria la professionalità del personale docente e amministrativo. I docenti devono possedere capacità e competenze sia pedagogiche sia professionali, che gli studenti giudicano se sono adeguate ai loro bisogni didattici e formativi. Nel campus, inoltre, convivono diversi ordini di scuola: il “grado 10”, che coincide con l’ultimo anno di scuola dell’obbligo, il liceo, l’istituto tecnico commerciale e professionale, che cooperano e si integrano insieme. Esso inoltre è un esempio di come le istituzioni politiche, commerciali e industriali e le istituzioni sociali del territorio possono contribuire, sinergicamente, a migliorare la qualità dell’istruzione e della vita della stessa comunità.

L’osservazione del modello di istruzione proposto dal campus di Varde dà spunto a due riflessioni, la prima è che la psicologia e le attitudini del discente vengono messe sullo stesso piano delle capacità cognitive, e non si può prescindere dalla conoscenza di entrambe; la seconda è di carattere pedagogico, nel campus la risoluzione dei problemi relativi all’educazione e alla formazione del discente vengono considerati nella loro totalità, diremo da un’ottica olistica.

In conclusione, rispondendo alle domande poste nell’incipit, si percepisce che un ambiente scolastico è inclusivo quando si considera un discente nella totalità delle sue capacità psichiche e attitudinali, si orienta il suo apprendimento tenendo conto della sua unicità e si personalizza l’insegnamento. Si informa efficacemente a scuola quando la pedagogia, la didattica e l’epistemologia incontrano i bisogni formativi dei discenti. Il benessere dei discenti e del personale si misura dalla funzionalità e dall’accoglienza degli spazi fisici e degli ambienti di studio e di lavoro, dall’integrazione e dalla corretta comunicazione tra le componenti che interagiscono nella scuola.


Note:

(1) Vedi Gian Paolo Casula, Scuola e benessere, www.libreriauniversitaria.it

(2) “Prima devi interessare e dopo puoi informare.”



Immagine tratta da: http://www.campus-varde.dk/

di Gian Paolo Casula [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »]

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