Carissimo Pinocchio...

È ormai più di un secolo che le avventure di Pinocchio, magistralmente raccontate da Carlo Collodi, fanno sognare bambini e adulti. La storia è arcinota e la sua ricchezza narrativa e simbolica ha costituito lo spunto per interpretazioni e riletture differenti che di volta in volta hanno tentato di spiegarne il successo e l’immediato “feeling” che è in grado di suscitare. Echi evangelici, metafore edipiche, simbologie culturali… Molti sono i livelli sui quali è possibile leggere la fiaba. Quello che più mi piace, è quello del rapporto d’amore tra Pinocchio e Geppetto. E’ la storia dell’amore di un padre verso un figlio e di un figlio che, tra mille difficoltà e interferenze, ritrova il suo amore verso il padre e grazie ad esso può trasformarsi radicalmente, diventando un ragazzino in carne ed ossa.

Fin dall’inizio l’amore di Geppetto è totale, incondizionato: il povero falegname dona a Pinocchio tutto ciò che ha, dalle tre pere, alla casacca per acquistargli l’abbecedario. Geppetto corre alla ricerca di Pinocchio, che finisce dapprima in prigione per le sue marachelle e poi nelle mani di chi lo vuole sfruttare e ingannare: Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe… Più Pinocchio si allontana dal papà, più il papà gli si fa incontro, buttandosi letteralmente in mare alla notizia che forse il suo amato e scapestrato figliolo si è diretto nelle lontane Americhe con la compagnia dei burattini. L’amore di un padre, dunque, che tutto cerca e tutto si dà per amore del figlio.

Dall’altra parte troviamo l’amore del figlio, travagliato e reso difficoltoso da tutte le interferenze che si frappongono e lo oscurano. Il miraggio del divertimento, del guadagno facile, dell’”economico” che si contrappone al “simbiotico”: le due modalità di relazione che caratterizzano i rapporti umani sono rappresentate nella fiaba dal continuo cadere in tentazione da parte di Pinocchio, che ha sempre in mente il babbo (sono per lui gli zecchini che cerca di moltiplicare al campo dei Miracoli) ma che non riesce a fare a meno di “farsi fregare”. E questo accade perché non cerca il babbo col cuore: il cuore è messo a tacere dentro il suo corpo di legno che segue veloce le tentazioni che gli si pongono sulla strada. E Pinocchio deve proprio “toccare il fondo” prima di ritrovare il papà. Trasformato in somaro, viene gettato con una pietra al collo proprio in fondo al mare ed è qui che, nel ventre del Pesce-Cane finalmente ritrova il papà. Quando, persa ogni speranza si abbandona e si perde, ecco che…

“Cammina cammina, alla fine arrivò: e quando fu arrivato.... che cosa trovò? Ve lo do a indovinare in mille: trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco, come se fosse di neve o di panna montata, il quale se ne stava lì biasciando alcuni pesciolini vivi, ma tanto vivi, che alle volte, mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca. A quella vista il povero Pinocchio ebbe un'allegrezza così grande e così inaspettata, che ci mancò un ette non cadesse in delirio. Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire un monte di cose; e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e sconclusionate. Finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di gioia e spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto cominciò ad urlare: ‘Oh! Babbino mio! Finalmente vi ho ritrovato! Ora poi non vi lascio più, mai più, mai più!’ ‘Dunque gli occhi mi dicono il vero? - replicò il vecchietto stropicciandosi gli occhi – Dunque tu se’ proprio il mi’ caro Pinocchio?’ ‘Sì, sì, sono io, proprio io! E voi mi avete digià perdonato, non è vero? Oh!Babbino mio, come siete buono!… e pensare che io, invece… Oh! Ma se sapeste quante disgrazie mi son piovute sul capo e quante cose mi sono andate di traverso!…”

In questo incontro Pinocchio finalmente racconta al padre tutte le sue disavventure, gliele consegna, certo del suo perdono. E’ proprio in questo racconto catartico che il burattino finalmente riconosce i suoi sentimenti più profondi, l’amore verso suo padre e il desiderio di non “smarrire più la giusta strada” e da questo momento incomincia il cammino che lo porterà a trasformare il suo cuore “di legno” in un cuore “umano”.

La storia di Pinocchio è la storia di ogni figlio che riscopre l’amore del proprio padre: dopo tanto correre ed affannarsi per “diventare grande” su strade e con mezzi che non rendono veramente felici, comprende che finalmente può smettere di scappare, di cercare, di affannarsi, per restare in quell’amore, in quell’abbraccio, e trovare in esso la forza per diventare se stesso pienamente. Ed è forse anche questo uno dei motivi per cui questa fiaba ha superato “l’esame del tempo” e continua ad essere letta e riletta, per il messaggio di fiducia e di amore che porta con sé: sei mio figlio, ti amo nonostante e prima di tutto.

di Mariolina Gaggianesi [Leggi i suoi articoli »]

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