Montessori, Maria

Il metodo Montessori: alla scoperta delle sue origini francesi

Ultimamente in Italia sorgono sempre più istituzioni formative, dagli asili nido alle scuole superiori, che adottano il metodo Montessori. Basti confrontare i dati relativi al 2003, dove si vede che in Italia il 68% di tutte le istituzioni per l’infanzia sono le Case dei Bambini (i bambini di età compresa tra i 3-4 anni). Per quanto riguarda le scuole elementari e i nidi, la distribuzione è rispettivamente 19% e 13% - A cura del CeSMon (Centro di Studi Montessoriani). C'è comunque da dire che rispetto agli altri paesi europei, come ad esempio la Germania, dove il numero delle scuole montessoriane raggiungeva, nel 2003, 1140 in tutto il territorio contro i 136 in Italia, è evidente la pur sempre scarsa diffusione del metodo montessoriano nel suo paese nativo. Forse questo fenomeno è una diretta conseguenza di tutte le critiche che ha dovuto subire questo metodo durante il Fascismo, ma può essere dovuto alla semplice disinformazione e diffidenza generale verso il metodo montessoriano. Vediamo, quindi, di che cosa si tratta veramente e quali sono le sue origini.

Maria Montessori, nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870, in realtà non fu la prima ad inventare il suo metodo dell'educazione sensoriale, che sarà la fonte di ispirazione per molti pedagogisti ed educatori. Laureata in medicina (infatti è la prima donna medico), sviluppa il suo metodo grazie ai suoi studi durante i quali conosce importanti studiosi nel campo psichiatrico come Giuseppe Montesano e Sante De Sanctis che avviano, agli inizi del Novecento in Italia, un processo di educazione e di integrazione nella scuola di tutti.

Subito dopo la laurea Montessori diventa assistente alla Clinica psichiatrica dell’Università di Roma, dove frequenta il manicomio e, in particolare, si occupa di alcuni bambini con i ritardi nello sviluppo psichico-cognitivo lì ricoverati. Proprio l'avvicinarsi a questa realtà la conduce allo studio delle opere di Edouard Séguin, un noto medico francese dell'Ottocento che pone le origini al suo metodo personale per migliorare la condizione dei bambini “idioti” (come venivano chiamati all'epoca i soggetti con i problemi dello sviluppo mentale) detto fisiologico. Con questo termine Séguin si riferisce all'unità funzionale fra il sistema nervoso e quello muscolare, unità cioè tra le funzioni di moto e quelle di senso, tra senso ed intelligenza, metodo che verrà considerato "la Magna Charta dell'emancipazione di deboli mentali"(Laeng, 1994)

Tutta la sua opera educativa si basa sullo sviluppo di tre principali facoltà umane: l'attività, l'intelligenza e la volontà, poiché "l‘idiota Fisiologicamente (…) non può, intellettualmente non sa, psichicamente non vuole; e potrebbe e saprebbe se volesse; ma soprattutto non vuole."(Séguin, 1970)
Per attività Séguin intende “il sentimento tradotto in atto”(Séguin, 1970); è la motilità e la sensibilità. Ad essa si collegano un gran numero di funzioni sia generali che speciali, relative ad abitudini individuali e relative alla società.

Per educazione dell'intelligenza egli intende quei particolari esercizi che tenderanno sempre più all'astratto. Il fine sarà di dare abitudini e attitudini al lavoro, sia manuale che intellettuale, per avvicinare quanto più possibile l'idiota al normale. Inoltre, egli distingue tra “nozione” e “idea” e fa corrispondere all'attività il primo concetto e all'intelligenza il secondo, ovvero l'idea. Le prime si possono comunicare e imporre dall'esterno, le seconde no, perché richiedono un'attività propria, intellettuale e personale del soggetto. Ma le prime danno la spinta alle seconde, e perciò sono sempre importantissime.

Uno dei consigli importanti che Séguin dà è procedere sempre dal conosciuto all'ignoto, dal semplice al complesso, dal concreto verso l'astratto.

Questo procedimento si basa sul principio dei tre tempi:
1. La fissazione: grazie a una ripetizione l'allievo assimila un nuovo elemento di apprendimento.
Questa nuova acquisizione si fissa essenzialmente per comparazione con le fissazioni passate.
2. Il riconoscimento: si presenta all'allievo la risposta appena appresa perché egli la riconosca tra altre risposte possibili che sono profondamente diverse da questa risposta. Qui entra in gioco la memoria a breve e lungo termine.
3. L'evocazione: è la più difficile fase di apprendimento, in quanto non è facile evocare qualcosa in sua assenza.

Il metodo fisiologico è stato esposto da Séguin stesso nella sua più importante opera Cura morale, igiene ed educazione degli idioti e di altri fanciulli ritardati nello sviluppo, agitati da movimenti involontari, debili, muti non sordi, balbuzienti, ecc, (Titolo originale Traitement moral, hygiéne et éducation des idiots et des autres enfants arriérés ou retardés dans leur développement, agités de mouvements involontaires, débiles, muets non-sourds, bégues, etc). Ed è solo dopo aver studiato questo testo (nelle sue testimonianze, infatti, Montessori dice di aver ricopiato il suo testo a mano e di averlo tradotto personalmente), che lei è riuscita ad elaborare un nuovo metodo educativo. Ecco i concetti fondamentali per Montessori:

- valorizzazione dell’educazione sensoriale: è proprio dalla rieducazione dei sensi che si apre la strada allo spirito, come sostiene anche Séguin;
- il metodo dei tre tempi: anche Montessori struttura il suo metodo in tre fasi:
- Primo tempo: associazione percezione-nome: si presenta l’oggetto isolato, lo si fa toccare, se ne pronuncia il nome con chiarezza e semplicità facendo in modo che ogni nuova acquisizione vada a collocarsi con le precedenti per comparazione o per discriminazione.
-Secondo tempo: riconoscimento dell’oggetto associato al nome: in questa fase l’oggetto deve essere riconosciuto senza alcun aiuto da parte dell’insegnante. Ma la studiosa si affretta a consigliare di non insistere nel caso in cui non si ottengono i risultati sperati.
-Terzo tempo: ricordo del nome corrispondente all’oggetto e fase: questa fase è la più difficile, quella che nel metodo fisiologico di Séguin prende il nome di evocazione;
- il ruolo dell’educatore: per Montessori (come anche per Séguin) fare l’educatore non vuol dire adattarsi ai livelli dell’educando, ma di far leva sulla sua volontà attraverso l’incoraggiamento, il confronto, il rispetto, non costringendolo all’apatia, ma richiamando in lui l’uomo che vi sta assopito.

Il merito che si può attribuire alla studiosa marchigiana è quello di aver utilizzato questo metodo su tutti i bambini senza alcuna discriminazione. Nasce così, nel 1907, nel quartiere di San Lorenzo (uno dei quartieri più malfamati di Roma) la prima Casa dei Bambini, situata all’interno degli stessi caseggiati abitati dalle famiglie. Ecco come ne parla la stessa Montessori:

“La Casa dei Bambini ha una duplice importanza: la sua importanza sociale è quella di scuola nella casa; la sua importanza puramente educativa dipende dall’applicazione del metodo da me sperimentato(…).
Essa risolve davvero molti problemi sociali ed educativi, che parevano utopie, e forma parte della trasformazione moderna della casa; essa tocca, cioè, direttamente la parte più importante della questione sociale, quella che concerne la vita intima degli uomini.”(Montessori, 1948)

Infatti, il metodo montessoriano si pone sia lungo una linea di integrazione sia come prevenzione alla deprivazione culturale, quindi con elementi di prevenzione dell’handicap e dello svantaggio.
Anche per quanto riguarda il materiale didattico Montessori si basa sui supporti descritti da Séguin nella sua opera principale. Questo materiale consiste soprattutto nelle tavole ad incastro, chiamate in seguito “tavole di Séguin”. Questo materiale è utile per insegnare ai bambini la percezione delle forme attraverso il tatto. Montessori utilizza una varietà di materiale didattico in base alle nozioni da insegnare.

È vero che il suo metodo è ancora molto criticato in Italia, ma non per questo deve essere messo in disparte. La sua idea è stata ripresa di seguito da molti altri pedagogisti, ha dato vita a un'intera scuola pedagogica, chiamata scuola attiva.
Si può considerare al pari di una sconfitta per l'Italia questa grande mancanza di rispetto verso una studiosa italiana diventata più famosa e più importante nel mondo che nel proprio paese d'origine.

Riferimenti bibliografici:

LAENG M., Enciclopedia pedagogica, vol. 6, la Scuola, Brescia 1994, pp. 10578-10580;

MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano (1948) 2010;

SEGUIN E., Cura morale, igiene ed educazione degli idioti e di altri fanciulli ritardati nello sviluppo, agitati da movimenti involontari, debili, muti non sordi, balbuzienti, ecc, Armando Editore, Roma 1970

Siti consultati:
http://www.montessori.uniroma3.it

di Svetlana Babenko [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »]

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