Donne che corrono coi lupi

"Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe".

Clarissa Pinkola Estés esercita la professione di analista ed è stata direttrice del C.G.a Jung Center di Denver, ha conseguito inoltre un dottorato in etnologia e in psicologia clinica; in questo voluminoso e accattivante saggio, classico della psicologia femminile, ha accompagnato i cambiamenti della vita di molte donne, appassionandole e coinvolgendole nella sfida della comprensione del proprio sé, conquistando e catapultando, ad un tempo, anche gli uomini nell’universo femminino.

Questo scritto attinge e si alimenta di fiabe e miti delle più lontane tradizioni culturali, attraverso la loro narrazione e interpretazione l’autrice mostra narrando la straordinaria intuizione della Donna Selvaggia, intesa come quell’archetipo femminile, sepolto piò o meno in profondità in ciascuna donna, e soffocato da paure, insicurezze e stereotipi, che incarna la forza psichica potente, istintuale e creatrice della lupa ferina.
La lupa simboleggia al contempo l’aspetto materno, familiare e selvaggio.

Lo studio dei lupi ha indotto Clarissa Pinkola Estés alla concettualizzazione dell’archetipo della Donna selvaggia. I lupi e le donne sane sono affini per natura: curiosi di sapere e profondamente intuitivi, possiedono forza e resistenza, spirito di adattamento, coraggio, sanno essere giocosi, dimostrano devozione, occupandosi intensamente del compagno, dei piccoli e del branco, e acuta sensibilità. L’altra grande affinità che si riscontra è che entrambe le specie sono state lungamente perseguite con l’accusa di essere voraci, aggressive, erratiche, ed ora sono entrambe in via d’estinzione, specie rare che si cerca di riscoprire, valorizzare e, in un certo senso, proteggere. I loro detrattori sono gli uomini che non sanno comprendere la natura selvaggia, che la temono e vorrebbero bonificare questi territori selvaggi, e dunque naturali, del mondo e della psiche.
L’analisi dell’Archetipo della Donna Selvaggia intende aprire un varco a tutte le donne in cerca di se stesse, facendo iniziare loro un viaggio dentro di sé alla ricerca delle proprie origini, dell’essenza più profonda, della propria anima, facendone risvegliare la memoria al suono di ogni parola. La Donna Selvaggia è in connessione profonda con l’energia del suo corpo, può e deve indagare sulla luminosità del suo corpo, sentirlo come una serie di porte e finestre, come poesia, con cui apprendere e conoscere.

Alla fine del libro l’autrice si congeda con le 10 regole generali dei lupi per la vita:

1. mangiare
2. riposare
3. vagabondare
4. mostrare lealtà
5. amare i piccoli
6. cavillare al chiaro di luna
7. accordare le orecchie
8. occuparsi delle ossa
9. fare l’amore
10. ululare spesso


A queste semplici e naturali regole accompagna l’esortazione ad andare nei boschi, perché senza l’incontro con il lupo e la natura selvaggia non avrà mai inizio la vita. Le regole di base per le donne che stanno intraprendendo questo percorso di crescita, scoperta e riappropriazione del proprio sé sono poche e immediate, tutte in armonico connubio con i valori del corpo e della vita, tutte con un’armonica corrispondenza tra sentire ed agire, tutte permettono l’affermazione istintuale e giocosa del proprio sé e della forza del femminino, che altro non è se non la forza della vita. I modi e i mezzi per vivere in unione con la natura istintiva e per dare risposta alle domande più profonde cambiano ogni volta che cambia la propria anima, ogni volta che cambia il mondo, per questo le regole che l’autrice suggerisce sono massimali, benché tutte richiamano l’armonia profonda con cui vivono i lupi.

L’armonia del ritmo "vita-morte-vita", che testimonia come la vita nella sua essenza, non è altro che un susseguirsi di morte e rinascita e l’una non può esserci senza l’altra. Tutti hanno paura a far morire qualche parte di sé, ma un "cuore desideroso di morire e rinascere e morire e rinascere e così via" apre lo spazio all’amore, all’amore di sé, dell’altro e del mondo, apre lo spazio ad un ritorno istintuale ai ritmi della madre natura da cui i lupi non si sono mai allontanati.


Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi – Frassinelli I° ed. 1993

di Mariafrancesca Moroni [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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