Vygotskij, Lev Semënovič

La scuola storico-culturale

Vygotskij (1896 – 1934) è considerato il fondatore della scuola storico-culturale, e svolse le sue ricerche nell’Istituto di Psicologia di Mosca interessandosi a due temi fondamentali:
1. lo sviluppo delle funzioni psichiche superiori nel bambino e
2. l’influenza delle variabili culturali sui processi cognitivi.
Si occupò di molte altre tematiche: dalla pedagogia, al linguaggio, al ritardo mentale. Le sue opere rimasero praticamente sconosciute in occidente fino al 1962, anno in cui fu pubblicata in lingua inglese la sua opera Pensiero e Linguaggio.

Il metodo utilizzato da Vygotskij è detto metodo genetico: egli intendeva studiare la storia attraverso cui si formano e si consolidano i processi di linguaggio e di pensiero.
Il termine genetico è utilizzato da Vygotskij in senso molto ampio: lo sviluppo del bambino è inteso come parte di un processo che riguarda diversi livelli:
1. Filogenetico: Vygotskij individua l’invenzione e l’utilizzo di strumenti quali prerequisiti per l’emergere delle funzioni mentali superiori; con gli strumenti l’uomo trova una nuova forma di adattamento: il lavoro;
2. Storico-culturale: lo sviluppo è segnato dall’evoluzione degli strumenti psicologici: gli strumenti diventano progressivamente indipendenti dal contesto spazio temporale;
3. Ontogenetico (o individuale): include due aspetti: la maturazione o crescita (organica) e l’acquisizione di strumenti e significati sociali e culturali;
4. Microgenetico: è riferito allo sviluppo di processi psicologici particolari.

Come già evidente, nella teoria di Vygotskij assumono un ruolo importante gli strumenti: gli esseri umani vivono in un ambiente trasformato dagli strumenti prodotti dalle generazioni precedenti; questi strumenti mediano i rapporti sociali.
Vygotskij distingue tra:
1. strumenti tecnici (strumenti): mettono l’uomo in relazione con il mondo esterno sul quale producono dei cambiamenti;
2. strumenti psicologici (segni): sono prodotti sociali che non fungono da semplici sussidi, non producono cambiamenti nel mondo esterno, ma servono a influenzare psicologicamente il comportamento.

La teoria del pensiero di Vygotskij distingue due forme di funzionamento mentale:
1. i processi mentali elementari: sono di origine genetica e dipendono dalla maturazione biologica; su questi Vygotskij non si sofferma:
2. i processi mentali superiori: si sviluppano a partire dalla messa in atto della funzione simbolica e dall’acquisizione del linguaggio.

Vygotskij concepisce lo sviluppo mentale come interiorizzazione di forme culturali; a livello ontogenetico, l’individuo si appropria dei significati della cultura attraverso un processo di interiorizzazione dei mediatori simbolici, primo tra tutti il linguaggio.
Vygotskij individua 4 stadi nel processo di interiorizzazione, che si ritrovano nello sviluppo del linguaggio, della memoria e del pensiero:
1. il bambino risponde alle stimolazioni dell’ambiente in modo immediato;
2. il bambino usa segni esterni;
3. il bambino diviene consapevole del significato e del ruolo dei segni;
4. il bambino giunge ad una interiorizzazione.

Il processo di interiorizzazione è un processo di passaggio dall’interpsichico all’intrapsichico, ed è un processo sociale, perché:
- avviene tra bambino e adulti,
- è mediato dall’uso del linguaggio.

Lo sviluppo del bambino dipende quindi fortemente dal contesto storico e socioculturale in cui vive e dal modo in cui può padroneggiare gli strumenti culturali.
Vygotskij quindi punta l’attenzione non tanto sulle competenze che il bambino già possiede (capacità intraindividuale), ma sulle competenze che acquisirà in seguito a nuove esperienze sociali e culturali (processo interindividuale).

Esiste secondo Vygotskij una notevole differenza tra ciò che il bambino è in grado di fare da solo e quello che sa fare con l’aiuto di una persona più competente di lui e questa differenza è espressa dalla Zona di sviluppo prossimale, data dalla distanza tra:
- il livello di sviluppo effettivo: livello di sviluppo che il bambino possiede nel risolvere un compito da solo;
- il livello di sviluppo potenziale: ciò che il bambino riesce a fare con l’aiuto di un adulto o di un compagno più esperto.
La distanza è determinata da una discrepanza tra comprensione e produzione: con il supporto della persona più competente il bambino riesce a svolgere un compito che da solo è capace solo di comprendere; se successivamente il bambino impara a padroneggiarlo da solo, significa che la competenza è stata interiorizzata.

Dagli appunti di Beatrice Segalini

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