Depressione e ciclo di vita

I cambiamenti sono pane quotidiano per l’uomo che ha in sé le risorse per adattarsi ad ogni circostanza che gli si presenta. Non sempre però questo è facile e se è vero che ogni cambiamento è una sorta di “morte” e di “rinascita” comprendiamo bene quanto ad ogni grande bivio della vita possano corrispondere vissuti depressivi, che a volte rischiano di sfociare in una depressione più grave. Cambiare significa infatti lasciare una parte di sé, della propria personalità, del proprio modo di comportarsi, di pensare, di sentire, che fino ad un certo momento della vita si è rivelato funzionale, per assumere un nuovo modo di essere che ancora non si conosce. L’ignoto spaventa, il “salto nel buio” non è così facile da compiere.

Il chiudersi in se stessi diventa in queste circostanze una strategia naturale, entro certi limiti, funzionale. La persona guarda dentro di sé senza essere distratta da stimoli esterni: un po’ come il bruco, che prima di diventare farfalla rimane a lungo nella crisalide. La chiusura, la tristezza, la malinconia, il bisogno di dormire sono tutti aspetti della transizione e un quadro di umore depresso può accompagnare più o meno intensamente il cambiamento. Ci si chiude nel bozzolo per trovare in se stessi quelle risorse e quelle strategie che rendono possibile il “salto nel buio”. Si diventa malinconici e tristi quasi a voler “salutare” un pezzo di strada percorsa, un periodo della vita che si chiude. Si sente spesso stanchezza: il sonno da un lato anestetizza dalla tristezza, dall’altro rigenera donando forze che consentono di guardare avanti.

L’adolescenza è, solitamente, la prima fase della vita caratterizzata da un grande cambiamento: l’infanzia viene lasciata per entrare nella vita adulta e questa fase è puntualmente accompagnata da vissuti depressivi, più o meno intensi, che possono alternarsi ad altrettanti momenti di euforia e di entusiasmo. Gli sbalzi umorali sono senz’altro, in questa come in altre fasi di passaggio, determinati anche dall’azione degli ormoni, che subiscono una vera e propria “rivoluzione”. I ragazzi passano così dal riso al pianto in un batter di ciglia, senza alcun motivo apparente, mentre una sorta di spleen accompagna le compagne in modo più o meno fastidioso: tutto appare vuoto, noioso, triste. Ci si sente bene solo tra le pareti della propria stanza, ascoltando musica in sintonia con il proprio stato d’animo, senza nessuno intorno, men che meno i genitori!… I quali spesso si sentono spiazzati e impotenti di fronte a questo malessere dei figli. Rispettare il bisogno di solitudine e di chiusura senza però lasciare che questo si trasformi in un disagio più grave e pervasivo dà all’adolescente la possibilità di sentirsi compreso ed accolto. Può essere utile aiutare i ragazzi, nei momenti in cui l’umore è meno cupo, a verbalizzare i propri stati d’animo, a comunicare cosa li spaventa del futuro, facendo sentire la discreta presenza del genitore quale risorsa preziosa che li accompagna per mano verso l’età adulta.

Un altro momento di crisi che può sfociare in una depressione è per la donna quello in cui diventa mamma. Anche in questo caso, l’azione fisica degli ormoni è preponderante nell’influire sull’abbassamento del tono dell’umore. A questo si associa l’ansia derivante dall’inesperienza come genitrice, lo stress del parto, le richieste di amore e attenzione fisica e pressante del nascituro. Il tutto costituisce una miscela esplosiva per l’instaurarsi di una depressione, fenomeno assai più comune di quanto si pensi (tanto che ne è stato coniato un termine designativo: depressione post-partum). La donna si trova di fronte a un cambiamento davvero radicale: la propria indipendenza viene persa e la sopravvivenza di una creaturina di pochi chili, totalmente indifesa, dipende da lei. Certo anche dal papà! E non è raro che anche per l’uomo la nascita di un figlio possa portare a vivere una depressione. Vero è che per la donna i sentimenti sono accompagnati da modificazioni fisiche molto grandi. Anche in questo caso, la chiusura, il bisogno di riposo e l’umore malinconico sono in una certa misura utili alla donna per concentrarsi sui propri bisogni, sulla nuova condizione e sulla necessità di recuperare le forze fisiche e le energie emotive per affrontare il cambiamento. Il sostegno e il rispetto per le necessità della neomamma da parte dell’ambiente circostante, sono fondamentali e consentono di riprendere molto più velocemente le energie e di adattarsi alla maternità vivendone soprattutto gli aspetti positivi.

Altro momento di grande cambiamento è quello della cosiddetta crisi di mezza età. Per la donna tale momento coincide con la menopausa: ancora una volta i consistenti cambiamenti ormonali che accompagnano la fine del ciclo mestruale sono la base organica su cui può prendere piede la depressione. Anche per l’uomo, pur non essendo presente un corrispondente cambiamento fisico, questo può essere un momento a rischio: la potenziale depressione può intervenire per entrambi i sessi a partire ancora una volta dal cambiamento. Dall’età adulta, produttiva, fertile, si passa gradualmente alla vecchiaia; i figli lasciano la casa per formarsi una famiglia propria, si va in pensione… La coppia genitoriale pian piano si deve adattare a nuovi stili di vita e anche in questa circostanza ciò che si teme è ciò che non si conosce.

Infine, l’allungamento della vita media in tutti i paesi occidentali, ha portato a un aumento delle diagnosi di depressione nell’anziano: la perdita del coniuge, di fratelli o amici a questa età si fa più probabile; il pensiero va alla propria morte con maggior ricorrenza, la solitudine aumenta il vissuto di tristezza e vuoto. Anche alla morte occorre prepararsi, ma il tabù che circonda questo evento della vita spesso rende impossibile elaborare i vissuti emotivi che il doverla affrontare comporta. Vissuti che sono anche in questo caso legati al cambiamento e al dover incontrare l’ignoto.

Insomma, in tutti i momenti di passaggio della vita è possibile vivere l’esperienza di tristezza, chiusura, stanchezza, noia e vuoto tipici della depressione, ma non necessariamente questi segnali sono da guardare con apprensione e timore. Chiaramente è importante distinguere tra il vissuto depressivo e una depressione vera e propria, non essendo la prima condizione invalidante, pervasiva e insostenibile quanto la seconda. Di fondamentale importanza è in ogni caso analizzare le cause del proprio malessere emotivo e comprendere come mai si vivono certi stati d’animo. Come la spia sul cruscotto che ci avvisa che la benzina è terminata, così la depressione può avvertirci che qualcosa sta cambiando e che occorre trovare – dentro di noi e nei rapporti significativi con gli altri – le energie (il carburante!) per poter voltare pagina.



Immagine tratta da http://www.sonounitagliano.it

di Mariolina Gaggianesi [Leggi i suoi articoli »]

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